Rai, a settembre la riforma renziana?

400px-RAI_—_Radiotelevisione_italiana_(logo).svgLa riforma della Rai partirà da settembre. O forse no.

Conclusa finalmente la nostalgica pagina (da prima repubblica) del Quirinale, il governo Renzi dovrebbe teoricamente buttarsi sulla famosa riforma della Rai. Tra le prime voci in agenda (al vaglio del solito gruppo di saggi del Pd), scrive il CorrieEconomia, c’è il cambio dei criteri di nomina dei dirigenti di Viale Mazzini, dossier da tempo sul tavolo del sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli.

La futura struttura del vertice Rai è già disegnata: un amministratore delegato quasi plenipotenziario, un Cda più snello (cinque membri anzichè nove), un direttore generale operativo. I piani della rivoluzione prevedono poi la costituzione di una Fondazione che faccia da filtro tra il Parlamento e Viale Mazzini, per staccare definitivamente il legame tra il Palazzo e la Rai. Infine dovrebbe essere ridotto il ruolo della commissione di Vigilanza, che ora detiene il potere di nomina del Consiglio di amministrazione (quindi in grado a pieno titolo di convocare Consiglio e dirigenti).

Se Renzi dovesse procedere con la stessa determinazione con cui ha condotto in porto il job’s act, si potrebbe pensare a un’approvazione del disegno di legge entro la scadenza naturale del Cda (a maggio) ora presieduto da Anna Maria Tarantola. Più probabile una breve proroga del cda fino a settembre (o forse di più), il tempo necessario per un’approvazione più tranquilla. Ma niente decreti legge. Nessun governo è mai intervenuto sui vertici Rai con un atto politicamente così traumatico.

Capitolo informazione. Con l’avvento del colosso della pay-tv con Sky Tg24 in chiaro sul digitale terrestre, si è alzata è di molto il livello di concorrenza nelle news della tv in chiaro (con tanto di proteste da parte dei giornalisti di RaiNews24). Per arginare la probabile emorragia di ascolti e di introiti pubblicitari, e per tagliare pesantemente i costi dell’informazione Rai, il dg Luigi Gubitosi ha pianificato la nascita di due grandi newsroom, una formata da Tg1, Tg2, Rai Parlamento e l’altra composta da Tg3, Rai News più Tgr. Di fatto un grande Tg generalista (prima newsroom) e una proposta All News più corposa e agile. Ma il piano ha incontrato una forte opposizione commissione in Vigilanza (lo scontro è ancora aperto) e resistenze vistose all’interno dell’azienda.

Fonte: CorrierEconomia

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