Canone frequenze tv, salta la norma del governo

frequenze tvLa Commissione Bilancio del Senato ha respinto l’emendamento del Governo sul canone delle frequenze tv. Si riapre il confronto sulla contestata delibera Agcom (494/14) che però presenta dei problemi di sostenibilità finanziaria.

L’emendamento del Governo che congelava per un anno le norme sul canone delle frequenze tv è stato dichiarato inammissibile dalla commissione Bilancio del Senato, ed è stato ritirato. La proposta dell’esecutivo, secondo il Ministero dello sviluppo,  non consentirebbe l’applicazione alla lettera del regolamento Agcom sui canoni di concessione delle frequenze varato alla fine di settembre. L’emendamento bocciato prevedeva il pagamento dei canoni con l’1% del fatturato degli operatori di rete.

E’ possibile ora che già sul 2014 si applichino le norme dell’Authority che  spostano i criteri di pagamento per l’uso delle frequenze radiotelevisive dall’1% del fatturato delle emittenti al valore di mercato dei multiplex utilizzati, a carico dei soli operatori di rete e non più le imprese editoriali tv.

Rimangono però i dubbi manifestati dal governo sulla sostenibilità finanziaria della delibera. “L’applicazione progressiva del nuovo sistema di contribuzione determinerebbe per i primi otto anni e sino alla sua applicazione a regime una riduzione significativa di gettito per l’erario rispetto al 2013″, si legge nella relazione tecnica che accompagnava l’emendamento bocciato. Il governo dovrà infatti risolvere entro la fine del 2014 il conflitto creato dalle norme che andrebbe a sottrarre decine di milioni di euro l’anno alle casse dello Stato, nonostante sia previsto per legge che il regolamento non debba causare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le modifiche proposte dall’esecutivo dispongono anche che il nuovo sistema di contributi venga applicato “progressivamente”. Nel concreto tutti gli operatori potranno godere di un criterio di gradualità fino a un massimo di otto anni nel quale pagheranno solo una quota crescente del canone. Per Rai e Mediaset, però, questo periodo dovrà essere dimezzato.

I dubbi che hanno accompagnato il varo della delibera Agcom, oltre alla perdita di incassi per lo Stato, con un consistente sconto per gli incumbent del mercato tv (13 milioni di euro l’anno anziché 50 per Rai e Mediaset), riguardano anche le critiche inviate dalla Commissione europea, che ha sottolineato in passato che la ripartizione dei contributi potrebbe essere non trasparente e discriminatoria e non aiuterebbero a chiudere la procedura di infrazione del settore tv aperta nel 2006. Il regolamento inoltre, come ha affermato il sottosegretario Giacomelli, prevede un consistente aumento d’affitto a carico delle tv locali che potrebbe mettere a rischio l’esistenza stessa delle stesse.

 Fonti: corrierecomunicazioni.it | key4biz.it

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