Tv locali e interferenze estere, le proposte di Aeranti-Corallo

interferenze lteLe norme relative alla problematica delle interferenze tv con i canali dei Paesi esteri confinanti sono state varate dalla Camera lo scorso 30 novembre all’interno della legge di Stabilità 2015. L’associazione Aeranti-Corallo denuncia che l’emendamento, se non verrà modificato nella lettura al Senato (nonostante le proroghe e modifiche), rischia di penalizzare fortemente tutto il settore televisivo locale, già particolarmente provato dalla crisi economica tutt’ora in atto.

Per tale ragione, dallo scorso 3 dicembre, le emittenti associate hanno mandato in onda 300 mila spot di protesta contro le inaccettabili recenti scelte governative, al fine di far conoscere all’opinione pubblica che 144 operatori di rete locali dovranno a breve lasciare le relative frequenze di trasmissione, con ogni evidente ripercussione sul piano occupazionale, secondo il Piano Frequenze varato dall’Agcom, nonostante che tali frequenze siano state assegnate dallo Stato alle imprese, negli anni 2011-2012, per la durata di venti anni, a seguito di specifiche gare.

Secondo il sottosegretario Antonello Giacomelli, le misure di compensazione previste per le emittenti che libereranno volontariamente i canali prevedono 51 milioni di indennizzi, e un lotto di frequenze da sbloccare attribuite a livello internazionale all’Italia e non assegnate agli operatori di rete nazionali. Queste frequenze verranno assegnate in base a un beauty contest (gara senza oneri) a operatori di rete dotati di particolari requisiti tecnici e patrimoniali. Tali operatori di rete dovranno destinare la capacità trasmissiva delle frequenze loro assegnate esclusivamente a fornitori di servizi di media audiovisivi in ambito locale. Secondo il tenore della norma, commenta l’associazione delle tv locali, sembrerebbe che possano partecipare all’ennesimo “concorso di bellezza” anche soggetti proprietari di infrastrutture di trasmissione su base nazionale e soggetti che hanno dismesso volontariamente le frequenze; ciò potrebbe vanificare la possibilità per le tv locali che dovranno cessare le frequenze e che intendano proseguire l’attività di operatore di rete, di ottenere nuove assegnazioni frequenziali alternative.

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E’ stato inoltre introdotto l’obbligo per gli operatori di rete in ambito locale titolari di diritti di uso di frequenze attribuite a livello internazionale all’Italia di mettere a disposizione la relativa capacità trasmissiva (con tariffe stabilite dall’Agcom) a fornitori di servizi di media audiovisivi sulla base di una graduatoria redatta con riferimento agli indici di ascolto Auditel, al numero dei dipendenti a tempo indeterminato, al costo del personale giornalistico. Tale norma limita fortemente la libertà imprenditoriale sia dei soggetti che sono assegnatari delle citate frequenze, sia dei fornitori di servizi di media audiovisivi interessati.

La norma prevede altresì che l’Agcom, nell’adottare il piano LCN, debba stabilire, con un proprio ulteriore regolamento, le modalità di attribuzione dei numeri ai fornitori di servizi di media audiovisivi autorizzati alla diffusione di contenuti in tecnica digitale terrestre in ambito locale sulla base della posizione della stessa graduatoria. Ciò comporterebbe la modifica di quasi tutti gli attuali posizionamenti LCN, con evidenti ripercussioni estremamente negative per ogni emittente che, in tal modo, perderà la propria ricevibilità tecnica da parte di ogni decoder fino alla relativa risintonizzazione. Occorre, altresì, rilevare che la previsione di ulteriori gare per assegnare reti e graduare i fornitori di contenuti contribuirà al mantenimento di una situazione di incertezza permanente, con ulteriori appesantimenti burocratici per le imprese.

Aeranti-Corallo denuncia poi che le misure compensative previste per coloro che intendano dismettere volontariamente i propri canali sono ancora inadeguate, in quanto le stesse garantiscono solo 0,30 euro per abitante e non 0,55 euro, come era stato previsto per la dismissione dei canali 61-69 UHF.

Il sindacato che rappresenta più di 300 imprese radiotv locali si è attivata per chiedere che il Senato modifichi le norme in questi termini:

 a) Differimento dei termini dal 30 aprile al 31 dicembre 2015 per la dismissione dei canali interferenti l’estero.
b) Aumento a circa 91,5 milioni di euro per lo stanziamento delle misure compensative destinate a coloro che intendano dismettere volontariamente i propri canali, in modo da avere una misura compensativa per abitante di circa euro 0,55 e, quindi, analoga a quanto era stato a suo tempo previsto per la dismissione dei canali 61-69.
c) Esclusione dalla possibilità di assegnazione delle frequenze attribuite a livello internazionale all’Italia e non assegnate a operatori nazionali, agli stessi operatori di rete nazionali, a soggetti proprietari di infrastrutture di trasmissione su base nazionale e ai soggetti che hanno dismesso volontariamente le frequenze con riferimento alla rete cui tali frequenze appartenevano.
d) Conferma delle attuali numerazioni LCN, con conseguente soppressione della norma che prevede nuove numerazioni sulla base di nuove graduatorie.
e) Determinazione per gli anni 2014 e 2015 del canone, dovuto dagli operatori locali per l’esercizio dell’attività televisiva nella misura dell’1% del fatturato con il limite massimo di 17.776 euro (come era previsto nel contesto analogico).

Fonte: newsletter Teleradiofax 6 dicembre 2014

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