Canone Rai esce dalla bolletta. Il governo ci ripensa (per ora)

canone raiNonostante gli annunci di ieri del sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli, il canone tv (dopo essere virtualmente entrato) “esce” dalla bolletta elettrica.

Fonti di Palazzo Chigi ieri sera hanno dato per improbabile l’ipotesi, circolata nell’ultima settimana, che l’imposta più odiata dagli italiani possa essere riformata entro il 2015 con un emendamento all’attuale legge di Stabilità e abbinata al pagamento della luce elettrica. Anche Giacomelli oggi ha ammesso che sull’abbonamento Rai «i tempi sono stretti». «Esiste una complessità tecnica della riforma del canone Rai – afferma Giacomelli in una nota, commentando l’ipotesi di un rinvio – di cui siamo consapevoli. Ma l’esigenza di una riforma «in direzione di una maggiore equità resta. Stiamo verificando con il Mef se esistono tutte le condizioni per inserire le norme già da subito in Stabilità oppure quali siano le modalità, i percorsi e i tempi possibili».

Il canone, secondo Giacomelli, avrebbe dovuto essere «ridotto di oltre il 40% rispetto ai 113,50 euro pagati nel 2014, attestandosi dunque tra i 60 e i 65 euro in media, a seconda dell’indicatore Isee. La smentita, lasciata filtrare da Palazzo Chigi, sarebbe stata dettata dal premier Renzi per evitare complicazioni ai cittadini, chiamati a misurarsi col rompicapo delle seconde case intestate a familiari e rimaste sfitte.

Tutto rimandato, dunque. Sulla decisione, più che le fibrillazioni interne alla maggioranza, avrebbe pesato l’opposizione delle aziende di fornitura di energia, da subito contrarie ad ogni intervento di questo tipo. Così come il presidente dell’Authority per l’energia, Guido Bortoni, che aveva avanzato molte perplessità da punto di vista tecnico. Palazzo Chigi conferma l’intenzione di ridurre e semplificare il canone Rai, soprattutto per recuperare quei 600 milioni in totale che mancano dall’evasione (del canone normale e speciale), ma intende prendersi il tempo necessario per approfondire a fondo la materia che potrebbe essere oggetto di un decreto ad hoc, forse all’inizio del prossimo anno. In effetti, nell’ultima fase, era sorta più di una difficoltà relativa in particolare all’applicazione alle abitazioni diverse dalla prima casa. Troppo rischioso, dunque, inserire una norma così contestata nella legge di Stabilità, che ha tempi serrati per l’approvazione.

 Fonti: Corriere della Sera | Ansa

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