Mediaset, Confalonieri: altri gruppi interessati a Premium

mediaset premium«Ci sono interessi per Mediaset Premium da parte di gruppi oltre quelli già noti come la francese Vivendi e Al Jazeera». Così ha dichiarato ieri il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, in occasione di un convegno sui dieci lungi anni dalla famigerata Legge Gasparri organizzato dalla fondazione Italia Protagonista a Palazzo Giustiniani, a Roma.

«Tutto può essere aperto. Se ne parla da decenni». Ha commentato poi in merito a una possibile alleanza tra Telecom Italia e Mediaset. Tuttavia, ha precisato, «è più facile a dirsi che a farsi». Lo scorso 18 settembre Marco Leonardi, direttore acquisti e vendite di Mediaset, aveva già confermato che c’è un forte interesse per la pay-tv del Biscione da parte di alcune società (Vivendi, Telecom, Telefonica e Al Jazeera), ma che i tempi per raggiungere un accordo sono più lunghi, anche in attesa della chiusura della vendita di Gvt da Vivendi a Telefonica.

Il 7 luglio Telefonica ha stretto un accordo con Mediaset per rilevare l’11,11% di Mediaset Premium per 100 milioni di euro, valutando la pay-tv circa 900 milioni di euro. Successivamente si è più volte speculato sul fatto che Vivendi potesse rilevare da Telefonica, in uscita da Telecom Italia, la quota che ha comprato di Mediaset Premium.

L’ipotesi di una fusione tra Mediaset e Telecom Italia è sempre stata considerata priva di una logica industriale dagli analisti (più probabili eventuali accordi di natura commerciale) i quali, invece, vedrebbero di buon occhio una potenziale alleanza tra Vivendi e Mediaset, da collegarsi all’ingresso dei francesi in Telecom Italia e al loro interesse per Mediaset Premium, da dove Telefonica potrebbe uscire, avendo un’opzione per restituire la partecipazione entro sei mesi a partire dal 7 luglio.

Sull’argomento del mercato del Web e di Internet, in particolare sulla concorrenza degli Over The Top, Confalonieri ha dichiarato che sono «i veri avversari contro cui bisogna combattere, non si tratta di campanilismo. Ora leggo che anche Murdoch ha sollevato il problema e in Italia sembra essersene accordo anche De Benedetti. Il campo di gioco deve essere uguale per tutti», ha spiegato sottolineando come queste multinazionali facciano fatturato in Italia senza però pagare le tasse nel nostro Paese.

Il presidente del Biscione si è soffermato anche sulle nuove regole del canone di concessione delle frequenze tv che stanno per essere varate dall’Agcom. Secondo il braccio destro di Berlusconi, non c’e’ nessun regalo per Mediaset per il prossimo pagamento del canone per l’uso delle frequenze, replicando così alle indiscrezioni riportate in questi giorni dalla stampa che parlano di un futuro regalo per Mediaset per il taglio del canone che la società dovrà versare per l’uso delle frequenze.

«E’ una panzana. E’ la legge che prevede che devono pagare gli operatori di rete», ha spiegato Confalonieri. Con il passaggio dall’analogico al digitale, infatti, il versamento del canone per l’uso delle frequenze muta perchè l’editore non è sempre titolare delle frequenze. La legge in preparazione prevede infatti che a pagare siano gli operatori di rete, mentre prima (cioè oggi) pagavano le società televisive sulla base dei fatturati. Sta di fatto che Mediaset e Rai potrebbero risparmiare in 7 anni rispettivamente quasi 126 milioni e 80 milioni di euro.

La decisione da parte dell’Agcom è attesa per martedì 30 settembre, ma è possibile che il nodo sia sciolto da un decreto a metà ottobre con cui il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, scongiurerà anche un eventuale calo degli introiti per lo Stato dovuto al nuovo modo di pagamento (si parla di più di 131 milioni di euro in meno in 7 anni).

Fonti: Il Sole 24 Ore | Adnkronos | Asca | MF

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