Frequenze, Ue: banda 700 MHz non si tocca, almeno sino al 2020

l43-asta-frequenze-tivù-130107160343_mediumSlitta la liberazione della banda 700 MHz in Europa. E Mediaset può tirare un sospiro di sollievo.

Il vicepresidente della Commissione Europea Neelie Kroes ha ricevuto ieri da Pascal Lamy, presidente del Gruppo d’Alto Livello sulle frequenze, il Rapporto che stabilisce la roadmap per il futuro utilizzo delle risorse frequenziali e gli sviluppi dell’offerta sia di televisione che di broadband mobile.

Il documento redatto dall’ex commissario per il Commercio ed ex direttore generale del Wto restituisce pari dignità alle ragioni dei broadcaster della tv digitale terrestre e degli operatori mobili nell’utilizzo dello spettro. La transizione della banda 700 MHz, in Italia interamente occupata dai segnali delle tv, verso l’utilizzo broadband mobile, prevista per il 2015 da Itu e Wrc, è stata sintetizzata con la formula “2020-2030-2025”. Fino al 2020 – con due anni di tolleranza in più o in meno – la banda continuerà a essere usata integralmente dai broadcaster tv europei del digitale terrestre, fino al 2030 sarà assicurata alle tv tutta la banda al di sotto dei 700 MHz ( tra i 470 e i 694), e nel 2025 sarà verificata l’effettiva utilità del nuovo assetto sia per il mercato sia per i consumatori.

Il Rapporto Lamy riconosce all’offerta tv, tecnologia a cui si accede gratuitamente a differenza della broadband in mobilità, il ruolo di motore e veicolo della diversità culturale europea e principale alternativa alla crescente affermazione di modelli distributivi dominati da grandi player globali che, come più volte sottolineato da Mediaset, non investono in contenuti europei, non rispettano gli standard tv di protezione dei consumatori e non pagano le tasse nei paesi da cui traggono profitto. Parimenti rilevante per il consumatore viene considerata l’offerta di Internet mobile che verrà ospitata sulle frequenze già televisive.

Fondamentali nel Rapporto, secondo Mediaset, sono il perseguimento di una posizione unitaria della UE in tema di gestione del radiospettro in vista della Conferenza mondiale dell’International Telecommunication Union (ITU) del 2015, la flessibilità della transizione in considerazione delle diversità nazionali e il forte coinvolgimento degli Stati Membri nell’attuazione del rapporto. Le conclusioni a cui è giunto Lamy sono frutto di sei mesi di lavoro dell’High Level Group composto dai vertici di operatori tv e tlc e relative associazioni. Tra loro, il Consigliere d’Amministrazione di Mediaset Gina Nieri.

Il consigliere d’amministrazione di Mediaset, Gina Nieri ha giudicato «molto equilibrata» l’analisi del Rapporto consegnato oggi dal Presidente Lamy alla Commissione europea. Il rapporto, spiega Nieri, «riconosce la centralità della televisione lineare nei consumi di contenuti audiovisivi e il ruolo insostituibile, almeno fino al 2030, della piattaforma digitale terrestre per mantenere l’eccellenza del sistema televisivo europeo. In questo modo è garantito ai cittadini l’accesso gratuito a un servizio universale di qualità. Priorità particolarmente sensibile nell’attuale congiuntura economica».

«Mediaset – prosegue il consigliere del Biscione – condivide in pari tempo la necessità di una politica di sostegno allo sviluppo delle reti a banda larga, fissa e mobile, al servizio delle imprese europee e dei cittadini che vogliono mantenere la libertà di scegliere tra diverse forme di distribuzione e poter accedere a un’ampia offerta di contenuti, anche gratuiti. Inoltre, sarà importante valutare gli sviluppi del mercato e soprattutto monitorare da una parte l’evoluzione di tecnologie alternative (come il 5G), più efficienti e performanti rispetto alla tecnologia 4G/LTE, e dall’altra le preferenze degli utenti europei in termini di fruizione di contenuti via internet, sempre piu’ caratterizzata dal consumo Wi-Fi».

Secondo Nieri, «Lamy ha infine riconosciuto che esiste lo spazio temporale necessario per una transizione graduale verso il conferimento della banda 700 alla broadband mobile. Frequenze alle Tlc si «ma nel rispetto dell’evoluzione delle tecnologie terrestri più avanzate e delle preferenze dei consumatori. Un’inutile accelerazione determinerebbe infatti un indebolimento della piattaforma Digitale Terrestre, una riduzione radicale della concorrenza tra piattaforme (soprattutto in un paese come l’Italia caratterizzato da un monopolio sulla piattaforma satellitare) e procurerebbe un duro colpo al modello europeo basato sull’accesso universale e gratuito».

«Mediaset – conclude Nieri – confida che la Commissione europea, attraverso un forte coinvolgimento degli Stati membri, utilizzerà le preziose indicazioni del Rapporto Lamy per promuovere le esigenze e le reali aspettative dei cittadini, oltre che gli interessi e le prospettive di crescita di un’industria europea plurale ed indipendente».

Parzialmente insoddisfatta la GSMA, che rappresenta gli interessi degli operatori mondiali di telefonia mobile: «Apprezziamo gli sforzi della Commissione Ue per il futuro dello spettro e raccogliamo l’invito per la destinazione d’uso della banda 700 MHz per i servizi wireless nella Ue entro il 2020». Vodafone e Telefonica hanno fatto sapere che l’Europa potrebbe trovarsi in forte ritardo se aspetterà fino al 2020 per assegnare nuove licenze per lo spettro mobile, come proposto da Pascal Lamy, e potrebbe peggiorare il suo divario rispetto a Nord America e Asia, già molto più avanzate nello sviluppo dei servizi dati.

Per colmare il gap con il Nord America e l’Asia – ha indicato la GSMA – è essenziale che gli Stati membri abbiano la flessibilità necessaria per agire tempestivamente, preferibilmente tra il 2018 e il 2020, e magari anche prima. E chiede quindi una revisione anticipata dell’uso della banda sotto i 700 MHz entro e non oltre il 2020, invece che nel 2025, al fine di garantire che l’Europa possa rispondere alle esigenze di un mercato in rapida evoluzione.

Fonte: corriere.it | corrierecomunicazioni.it | key4biz.it

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