Sky: troppi canali sul digitale terrestre. Governo intervenga su frequenze

frequenze tvTroppi canali sul digitale terrestre frenano la redditività del settore, l’offerta va ridotta in linea con l’Europa. Sky scende in campo contro «l’anomalia italiana nelle gestione delle radiofrequenze».

Sky Italia auspica che il governo intervenga sulla «disciplina delle frequenze televisive» e chiede «al legislatore di prevedere regole di principio, semplici, proporzionate e ragionevoli, applicate a tutti senza discriminazioni o distorsioni». E’ questa la richiesta avanzata durante un’audizione alla Camera da Eric Gerritsen, vicepresidente esecutivo di Sky Italia.

«Questo intervento dovrebbe fornire il riequilibrio pro-competitivo in materia di frequenze, perché sotto il profilo dell’iniezione di concorrenza effettiva nel mercato, lo sviluppo del Dtt, digitale terrestre, in Italia rappresenta fino ad oggi un’occasione non sfruttata e rappresenta un unicum in Europa», ha proseguito Gerritsen. «All’origine di questo vi è la forte anomalia italiana nella gestione delle radiofrequenze. All’inizio dello Switch-off, contrariamente agli altri paesi, le frequenze sono state assegnate ai broadcaster non solo nella misura sufficiente per ospitare i canali terrestri esistenti, ma addirittura secondo un rapporto di 1 a 1 fra il canale e i mux. Senza ragioni oggettive, e senza corrispettivi, per ciascun canale analogico detenuto è stato attribuito un mux digitale ovvero una serie di frequenze tale da trasmettere, secondo la qualità prescelta, fra i 6 e i 10 canali DTT. A questa scelta iniziale si sono aggiunte ulteriori scelte che hanno rapidamente consentito a Rai e Mediaset di detenere, caso unico in Europa, ben 5 mux a testa e quindi, cumulativamente, un numero di mux superiore a quelli che sono accesi in qualsiasi paese europeo. Ma senza soffermarci su questo o quell’operatore», ha tagliato corso il vicepresidente di Sky Italia, «la quantità di frequenze assegnate alla Tv terrestre in Italia è molto superiore a quella assegnata in altri paesi europei».

In particolare, «in Italia sono stati assegnati 19 multiplex nazionali (ed altri 3 sono stati recentemente messi all’asta, con poveri risultati) contro il numero molto inferiore, da 3 ad 8 mux, assegnati negli altri paesi (come Francia, Germani, Spagna ed Inghilterra), senza considerare che in alcune realtà è anzi già iniziato un processo di riduzione. Infine, la concessionaria pubblica, cioè la Rai, «è presente con un numero di canali che costituisce un unicum a livello europeo (solo sul digitale terrestre 14, più di qualsiasi altro operatore in Europa ivi inclusa BBC, società in ben maggiore profitto, che ne ha 11 e ha appena deciso di chiuderne uno)».

In totale, Mediaset e Rai hanno 26 canali solo Fta, un numero di gran lunga superiore a qualsiasi coppia di operatori Fta in Europa. «Questo complesso di fattori ha fatto sì che l’immediato e forte sviluppo del DTT, se ha senza dubbio arricchito la scelta degli utenti, non ha particolarmente favorito l’insorgere di significativa concorrenza nuova ed indipendente nei confronti degli operatori leader della raccolta pubblicitaria», ha affermato.

Gerritsen rileva come, in questo quadro, «un serio tentativo di riforma non potrebbe che partire dalla disciplina delle radio-frequenze: non solo, come è ovvio, recuperando il terreno perduto sulla strada del coordinamento internazionale delle frequenze, ma anche guardando al sistema delle comunicazioni nel suo complesso e quindi agli orientamenti comunitari e all’Agenda Digitale». A parere dell’executive vice president communication & public del colosso di Murdoch «è tempo che anche il legislatore e il regolatore, come le stesse aziende, inizino a vedere le diverse tecnologie trasmissive come veicoli alternativi per la trasmissione dei contenuti audiovisivi ed inizino a concepire la regolamentazione, quando possibile, secondo criteri di neutralità tecnologica».

Fonti: ItaliaOggi | ilvelino.it

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