Frequenze tv, Consiglio d’Europa: entro settembre risolvere il caso Europa 7

europa7L’Italia ha tempo fino al 1 settembre del 2014 per fornire informazioni su come intende risolvere la redistribuzione delle frequenze televisive, sollevata dalla sentenza sul caso Europa 7, con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato il 7 giugno del 2012 il Paese dei Cachi per non aver permesso all’emittente di Francesco Di Stefano, che era in possesso di regolare concessione, di andare in onda tra il 1999 e il 2009.

A stabilirlo è stato il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, in una decisione adottata ieri, che ha chiesto al Governo italiano di presentare entro il primo settembre un piano o un resoconto su quanto realizzato in questo campo per eseguire la sentenza. Nel testo si afferma che il comitato «è preoccupato per il fatto che le autorità italiane non hanno ancora fornito alcuna informazione su come intendono risolvere i problemi sollevati dalla sentenza inerenti le leggi introdotte per riallocare le frequenze per i canali televisivi». Il comitato chiede quindi al governo di fornire un piano d’azione o un rapporto sulle misure prese al più tardi entro il 1 settembre.

Il famoso caso di Europa 7 è iniziato nel luglio del 1999 quando, in base alla legge n.249 del 1997, ottenne la licenza per trasmettere attraverso tre frequenze per la copertura dell’80% del territorio nazionale. Dopo 10 lunghi anni di ostruzionismo e manovre poco chiare portate avanti dai governi berlusconiani e non, l’emittente ebbe l’effettiva possibilità di iniziare a trasmettere solo nel 2009 e su una sola frequenza. Nel giugno del 2012, la Corte europea dei diritti umani ha dato ragione all’imprenditore Francesco Di Stefano, e ha condannato l’Italia a 10 milioni di euro per danni materiali e morali contro una richiesta di 2 miliardi di euro, per non aver concesso per un decennio i canali all’emittente tv (che ora opera su una sola frequenza in DVB-T2).

I giudici europei hanno stabilito che nel negare le frequenze a Europa 7, le autorità italiane abbiano violato il diritto alla protezione della proprietà privata e quindi causato un danno economico all’emittente. Nel condannare l’Italia, la Corte ha sottolineato come, avendo ottenuto la licenza, Europa 7, potesse “ragionevolmente aspettarsi” di poter trasmettere entro massimo due anni. Ma non ha potuto farlo perché le autorità hanno interferito con i suoi legittimi diritti con la continua introduzione di leggi che hanno via via esteso il periodo in cui le televisioni che già trasmettevano potevano mantenere la titolarità di più frequenze.

Fonte: Ansa | key4biz.it

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