Rai, salve le sedi regionali dai tagli del decreto Irpef

tgr_rai_regionaleDopo il via libera di ieri dalle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato all’articolo 21 del decreto Irpef, il governo conferma il taglio di 150 milioni a carico della Rai, ma attraverso un’emendamento dei relatori salva le sedi regionali della tv pubblica. Inoltre il provvedimento conferma la cessione di una quota di Rai Way e la possibilità di non mantenere Rai World.

Non vi sarà quindi il tanto contenstato ridimensionamento (o accorpamento) delle sedi regionali Rai, L’informazione pubblica a livello nazionale e quella regionale sarà tutelata attraverso la presenza in ciascuna Regione e Provincia autonoma di proprie redazioni e strutture adeguate alle specifiche produzioni, nel rispetto di quanto previsto, anche se comunque l’azienda avrà libertà organizzativa. Dalle Commissioni Finanze e Bilancio del Senato è inoltre arrivata la misura che esclude la Rai dai tagli previsti a carico delle società partecipate dallo Stato. Si tratta di un emendamento al decreto Irpef che modifica l’articolo 20, escludendo proprio la tv pubblica, così come il governo aveva anticipato di voler fare. È invece concessa la possibilità di cedere le quote di Rai Way, garantendo la continuità del servizio erogato, e dismettere la società per la produzione, la distribuzione e la trasmissione di programmi radiotelevisivi all’estero, ossia Rai World.

Intanto il fronte del grande sciopero dell’11 giugno si spacca. La leader Cgil Susanna Camusso e il leader Uil Luigi Angeletti alzano il livello dello scontro con il governo, mentre prende le distanze la Cisl che dovrebbe essere seguita a breve anche dall’Usigrai. Non basta a fermare l’agitazione lo stop del Garante che la dichiara illegittima perché non rispetta «l’intervallo di dieci giorni tra due scioperi sullo stesso settore, considerato lo sciopero del sindacato Usb previsto per il 19 giugno e precedentemente comunicato».

Cgil, Uil e le altre sigle minori decidono comunque di andare avanti, inviando una lettera all’Autorità nella quale spiegano che «la sigla Usb non ha una consistenza rappresentativa tale da integrare» la violazione delle norme. La lettera non trova però d’accordo la Cisl. «La decisione del Garante è l’occasione per riflettere sull’opportunità di bloccare la Rai con uno sciopero – afferma il segretario Raffaele Bonanni -. Non dobbiamo trasformare questa vertenza in un inutile braccio di ferro dal sapore politico con il governo».

Fonti: lastampa.it | ansa | ilfattoquotidiano.it

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