Rai tra tagli, scioperi e la voglia impossibile di riforma

400px-RAI_—_Radiotelevisione_italiana_(logo).svgGiorni di mobilitazione in Rai. I sindacati hanno indetto per l’11 giugno uno sciopero unitario e compatto contro il «prelievo» della spending review di 150 milioni di euro deciso dal governo col decreto Irpef.

Un taglio di risorse derivanti dal canone che è stato definito «drastico» e che, sottolineano i promotori della protesta, «non colpisce gli sprechi ma i posti di lavoro, creando le condizioni per la chuisura delle sedi regionali e ancor peggio per la svendita di Rai Way alla vigilia del rinnovo per la concessione per il servizio pubblico del 2016, lasciando intravvedere inquietanti ritorni a un passato fatto di conflitti di interessi e invasione di campo dei partiti e dei governi. Indicare in Rai Way e nelle sedi regionali i luoghi verso cui operare vendite o riduzioni significa infatti far morire la Rai e compromettere seriamente il rinnovo della concessione per il servizio pubblico».

Il governo Renzi però tira dritto. «Non mi faccio certo fermare da uno sciopero insensato. Serve una nuova Rai e la voglio entro un anno» ha dichiarato il premier non eletto. Secondi fonti vicine al governo dell’ex sindaco di Firenze, l’obiettivo rimane quello di riformare la tv pubblica: eliminare la famigerata legge Gasparri, cambio di governance, ed entro un anno «tirare via la politica dalla Rai e avere finalmente un piano editoriale e industriale», con un modello competitivo sul mercato tv. Anticipando a quest’anno (rispetto alla scadenza del 2016) il rinnovo della convenzione con lo Stato. Ma nessuno ci crede veramente.

La giornata di astensione dal lavoro, prevista per l’11 giugno, riceve il sostegno del Movimento 5 stelle per bocca di Roberto Fico, presidente della Commissione di vigilanza sulla Rai: «Penso che il ricorso allo strumento dello sciopero da parte dei dipendenti della Rai sia assolutamente legittimo nel metodo e che sia assolutamente motivato nel merito», ha detto ieri l’esponente pentastellato. Aggiungendo che, così facendo, l’esecutivo guidato da Matteo Renzi radica ancora di più la politica nell’azienda. «Portare via 150 milioni a metà anno incardina ancora di più la politica nella Rai. In sostanza, dice Fico, «fare cassa nell’immediato per 150 milioni di euro è molto difficile e sbagliato: serve un piano almeno triennale. La Rai deve cambiare, si deve trasformare e deve anche risparmiare».

 «Noi speriamo che dal governo arrivi un segnale di apertura, di disponibilità a parlare di una riforma profonda della Rai. Noi un’idea in proposito l’abbiamo. Con cinque mosse in 60 giorni è possibile realizzarla» ha dichiarato all’Unità, Vittorio Di Trapani, segretario dell’Usigrai. Il sindacato dei giornalisti Rai propone l’immediato rinnovo della concessione di servizio pubblico, senza aspettare il 2016 (come del resto vorrebbe il governo). Nuove fonti di nomina dei vertici Rai, rottamando il controllo di partiti e governo. La lotta vera all’evasione: 500 milioni di euro ogni anno sono evasi. L’introduzione del canone sociale: cioè far pagare di più chi ha di più paga di più e meno chi ha di meno. E un netto taglio degli sprechi e una profonda riorganizzazione dell’azienda.

canone-rai«Il direttore generale della Rai Gubitosi, in Commissione di vigilanza, ha annunciato un ridimensionamento del servizio pubblico con conseguente riduzione dei posti di lavoro. Il punto è che il taglio annunciato non permetterà di ridurre gli sprechi e avrà, per contro, pesanti ricadute sul piano occupazionale». Per quanto concerne la cessione di una quota di Rai Way, Di Trapani afferma che «questa vendita oggi avviene per colmare un buco e non secondo un’idea strategica di utilizzo delle torri, quindi senza un piano che ci dica qual è il futuro delle torri e delle reti di trasmissione. Quindi è una vendita che risponde a all’esigenza di raccogliere 150 milioni, ma senza una visione strategica. Per di più, essendo la Rai costretta a vendere in tempi rapidi di fatto sarà costretta a una svendita».

Secondo L’Usigrai poi, forte dell’analisi del costituzionalista Alessandro Pace, il decreto Irpef che taglia i 150 milioni alla Rai è incostituzionale sotto diversi profili. «La cosa fondamentale è che il canone oggi è un’imposta di scopo che i cittadini pagano per il servizio pubblico. Con il decreto, quei soldi partono verso un’altra destinazione. Tengo però a sottolineare che quel parere noi l’abbiamo messo a disposizione del governo e del Parlamento, – conclude Di Trapani – soprattutto per dire che non è quella la strada per la riforma della Rai. È questo che l’Usigrai chiede da tempo, proprio perché siamo convinti che questa riforma si possa fare in sessanta giorni. Serve che il governo ci dica che idea di servizio pubblico ha in mente. E serve un tavolo di confronto per trovare la soluzione».

Fonti: La Repubblica | Il Messaggero | L’Unità

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