Rai, il governo taglia e l’azienda licenzia

400px-RAI_—_Radiotelevisione_italiana_(logo).svg«Il Piano industriale, alla luce delle disposizioni del decreto Irpef, non è più sostenibile».

Lo ha detto ieri il dg Rai Luigi Gubitosi durante l’audizione in Commissione di vigilanza, spiegando che «la relativa revisione non potrà prescindere da una ridefinizione del perimetro del Gruppo anche in termini di offerta/attività. Occorrerà parallelamente ridefinire i livelli occupazionali compatibili con il nuovo perimetro».

Detto in parole povere: i tagli del governo (150 milioni di euro in meno) provocheranno inevitabili licenziamenti e prepensionamenti in Rai. I segretari di Cgil, Cisl e Uil Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti hanno già annunciato per il 3 giugno prossimo una conferenza stampa nella quale illustreranno le iniziative contro i tagli alla Rai provocati dal decreto. 

Gubitosi ha ricordato che gli obiettivi economici prevedevano nel 2013 una lieve perdita, quindi il pareggio nel 2014 e un utile nel 2015. E allo stato dell’arte «si è in linea con il piano, anzi si stava anticipando la tempistica», tanto è vero che nel 2013 si prevedeva un -34 milioni e invece si è arrivati a +5 milioni. Il dg ha parlato di risultati ottenuti grazie a una politica di risparmi per 86 milioni a parità di ore prodotte e «a parità di merito», senza cioè considerare l’impatto economico che deriva dagli eventi sportivi (ognuno degli anni pari finisce con il pesare molto, tra Olimpiadi estive ed invernali, oppure con Europei e Mondiali di calcio).

Anche il mercato pubblicitario ha avuto i suoi effetti sui conti Rai: nel 2013 è stato caratterizzato da una caduta di 12 punti, e Rai Pubblicità, dopo il cambio di management, ha precisato Gubitosi, ha aumentato la quota di mercato con ricavi per 682 milioni.

Gubitosi ha anche annunciato che «la Rai ritiene di poter procedere alla quotazione di Rai Way entro la fine dell’anno. Il Consiglio di Amministrazione – ha proseguito Gubitosi – mi ha dato mandato di rivedere il piano industriale e di avviare soltanto le attività propedeutiche alla cessione di una quota di minoranza di Rai Way. Il Consiglio di Amministrazione si esprimerà sulla finalizzazione dell’operazione relativa a Rai Way soltanto nel prossimo autunno».

In buona sostanza, se il prelievo governativo di 150 milioni verrà confermato, la Rai non potrà che ridimensionare le proprie ambizioni. Risultato al quale, ha fatto capire Gubitosi, da una parte non intende rassegnarsi e dall’altra non è attribuibile all’attività dell’attuale dirigenza. Resta infatti ancora una carta di riserva in mano ai vertici aziendali: il ricorso contro il decreto sul quale si deciderà nel prossimo consiglio del 12 giugno, dopo una consultazione con il costituzionalista ed ex presidente dell’Agcom Enzo Cheli.

Ma, anche se rimane in piedi l’ipotesi dell’impugnazione, la Rai pare si sia già arresa. L’Usigrai denuncia l’immobilismo di viale Mazzini: «inaccettabili le due velocità dell’azienda. Solerte nell’eseguire l’ordine di vendere Rai Way, lentissima nel chiedere il parere di costituzionalità a tutela del patrimonio aziendale – dice il sindacato dei giornalisti della tv pubblica. – Come si spiega l’estrema lentezza del dg della Rai e del cda – spiega l’Usigrai in una nota – che hanno impiegato un mese prima di dare mandato a un costituzionalista per verificare la legittimità del taglio di 150 milioni? La decisione sul ricorso arriverà quando il decreto avrà avuto il via libera già da un ramo del Parlamento. Invece, su Rai Way, grande velocità: il decreto ancora non era neanche pubblicato in Gazzetta Ufficiale che il settimo piano di Viale Mazzini era già al lavoro per disporre il collocamento in Borsa. Tutto questo senza aver ottenuto, preteso, dal governo-azionista chiarezza sul futuro della Rai e del servizio pubblico».

«Il vertice di Viale Mazzini – ricorda il sindacato dei giornalisti Rai – ha scritto al ministero dell’Economia per annunciare le pesanti ricadute sull’azienda del taglio di 150 milioni. Perché ora agisce senza neanche attendere una risposta? I dipendenti hanno il diritto di saperlo. Ancora più urgente la proposta dell’Usigrai a governo e Parlamento: accantonate il decreto e facciamo la riforma della Rai in 60 giorni, si può e si deve fare».

Fonte: ansa.it | ilgiornale.it | iltempo.it

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