Frequenze tv, allo studio un maxi sconto per Rai e Mediaset sul canone di concessione

frequenze tvL’Agcom sta studiando un maxi sconto sulla tassa che pagano le televisioni nazionali e locali, private e pubbliche, per utilizzare le frequenze tv.

Le nuove regole pensate dall’Authority sul canone di concessione che gli editori televisivi devono allo Stato ogni anno per le porzioni di spettro elettromagnetico occupate, farebbero pagare molto meno a Rai e Mediaset (si parla di uno sconto milionario). Mentre gli editori nazionali più piccoli sarebbero costretti a pagare cifre importanti, sia pure nel tempo. Così pure le emittenti locali. Lo scrive oggi Aldo Fontanarosa su La Repubblica.

La bozza provvisoria, che verrà discussa il 13 marzo e forse modificata, ipotizza che l’Erario, in un primo tempo, incassi circa 40 milioni in meno nel 2014. Inoltre il valore delle porzioni di spettro in banda 700 MHz dovrà essere aggiornato nel 2016, quando alcune emittenti dovranno liberarle per far spazio alla banda larga mobile. Comunque il Garante per le comunicazioni, che si fa sempre notare per la sua “imparzialità” in materia di televisione, prenderà la sua decisione finale solo dopo aver “sentito la Ragioneria Generale dello Stato” e dopo una consultazione pubblica.

Fino ad oggi, scrive Fontanarosa, gli editori nazionali hanno pagato, alla voce canone, l’1% del loro fatturato come stabilito fin dalla Finanziaria del 2000 (mentre le locali dovevano un importo fisso di 17.776 euro). Il canone è stato progressivo perché gravava soprattutto sulle emittenti dai ricavi più alti. Al punto che Rai e Mediaset, operatori dominanti del mercato tv, hanno assicurato il 96% del gettito totale (48-49 milioni) nel 2011 e nel 2012.

Ora, per la prima volta, il Garante applicherà le regole scritte nella legge 44 del 2012 (la stessa dell’asta per le frequenze televisive in corso in queste settimane). Nel nuovo regime, la “tassa” ricadrà sugli operatori di rete (cioè sulle società titolari delle frequenze e del relativo “diritto d’uso“: Rai Way per Rai, Elettronica Industriale Towers per Mediaset, TIMB per TI Media). Questi operatori di rete verseranno il canone sulla base di quantità e qualità delle frequenze, a prescindere dal fatturato della casa madre e delle televisioni.

In questo modo Rai e Mediaset pagheranno molto di meno, anche se occupano il massimo numero di frequenze consentito per operatore (5 multiplex a testa). Secondo Fontanarosa 10 milioni di euro per operatore all’anno. Mentre gli editori nazionali minori, come DFree, TI Media, H3G di La3, pagheranno di più, e alcuni che non versavano nulla alle casse dello Stato dal 2014 cominceranno a pagare. Infine le tv locali non verseranno più un importo fisso, ma un canone commisurato al numero delle frequenze che occupano e in base al bacino di utenza tv raggiunto. La somma sarà pari a circa un terzo di quella versata dalle tv nazionali.

Il provvedimento potrà entrare a pieno regime nel giro di 5 anni. La bozza tornerà all’esame del Garante il 24 aprile, e poi, in caso di parere positivo, partirà la consultazione pubblica.

Fonte : La Repubblica

Aggiornamento 03/04/2014:

L’articolo dal titolo “Canone sulle frequenze festa per Rai e Mediaset il Garante fa lo sconto”, pubblicato su La Repubblica di ieri, 2 aprile, ricostruisce in modo parziale e approssimativo, dandoli per definitivi, i termini e i contenuti di un dibattito ancora in corso in seno al consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Lo precisa l’Agcom in un comunicato, spiegando che le soluzioni allo studio, attualmente soggette ad approfondite valutazioni da parte degli uffici dell’autorità, conducono tutte, a regime, ad un incremento di introiti per lo Stato. L’Autorità ricorda inoltre che la cornice normativa entro la quale la decisione dell’Agcom deve iscriversi è definita dal decreto legge n. 16 del 2012 (c.d. “Semplifica Italia”), convertito dalla legge n. 44/2012, e dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche, in coerenza con le direttive europee.

L’autorità ha pertanto l’obbligo di adeguarsi a un nuovo regime normativo, caratterizzato dal venir meno delle concessioni analogiche, nel quale i contributi sono posti a carico dei soli operatori di rete. In questo quadro, il compito dell’Agcom è quello di individuare, in applicazione del dettato legislativo e previa consultazione pubblica delle parti interessate, i criteri sulla base dei quali spetterà al Ministero dello Sviluppo Economico determinare in concreto la misura del contributo per l’uso delle frequenze gravante sui soggetti assegnatari.

L’Autorità ribadisce infine che è pronta a recepire le indicazioni e i suggerimenti utili per il miglior esercizio delle sue competenze, ma respinge i giudizi espressi prima di conoscere i contenuti delle sue  decisioni – peraltro sottoposte a consultazione pubblica – e le critiche preconcette, che rischiano tra l’altro di incidere su mercati nei quali operano società quotate in borsa.

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