Rai vs Sky: pace fatta sugli oscuramenti tv

Dopo settimane di trattative segrete, e di continui battibecchi, sembra sia scoppiata la pace tra Rai e Sky.

Nel memorandum d’intesa, scovato da La Repubblica,  siglato dell’ad Andrea Zappia e del dg Luigi Gubitosi, la tv di Stato si impegna a rinunciare temporaneamente ai famigerati oscuramenti dei suoi programmi sulla piattaforma satellitare pay (dalla Coppa Italia di calcio ai film di grido), in seguito alla pesante sentenza del Consiglio di Stato che ha dato ragione al colosso tv di Rupert Murdoch.

La Rai quindi abbandona forzatamente la strategia berlusconiana anti-Sky, nata dalla nascita nel 2009 di Tivù Sat, la piattaforma sat alternativa al digitale terrestre (in mano alla stessa Rai, Mediaset e TI Media), e dalla clamorosa rinuncia ai 350 milioni di euro per 7 anni offerti da Sky per continuare a trasmettere sulla sua piattaforma satellitare i canali di Rai Sat. Il memorandum d’intesa parla di abbandono temporaneo dell’oscuramento, per un anno. In questi 12 mesi “sperimentali”, Viale Mazzini valuterà i benefici della “liberazione” dei propri canali pubblici.

L’accesa diatriba tra le due tv è partita dopo la netta vittoria di Sky in tribunale sui criptaggi “illegali”, prima nel 2012 davanti al Tar del Lazio, poi in appello al Consiglio di Stato nel settembre 2013. Il Tribunale amministrativo nel luglio del 2012 giudicò illegittimo l’oscuramento di parte della programmazione della Rai su Sky, annullando la delibera Agcom n. 732/09/CONS (che autorizzava i criptaggi), e ravvisandone l’illegittima mancata censura delle gravi violazioni degli obblighi di servizio pubblico, connesse alla decisione della Rai di impedire la visione integrale senza oscuramenti dei propri programmi agli utenti muniti di decoder satellitare Sky e di riservarla ai soli utenti della piattaforma satellitare televisiva Tivù Sat.

A sua volta, la televisione di Stato ha bloccato la contro-causa civile, che contestava alla pay-tv la distribuzione (gratuita agli abbonati) di una chiavetta USB, la famosa “Digital Key”, in grado di ricevere i canali Rai del digitale terrestre e aggirare l’oscuramento, una volta inserita nel decoder. Il memorandum sancisce un’alleanza ancora più articolata tra la Rai e Sky, che condivideranno i diritti sportivi di eventi di grido, per risparmiare. Accordi commerciali di questo tipo sono già collaudati: Viale Mazzini, ad esempio, ha acquistato proprio dalla pay-tv di Murdoch l’esclusiva delle Olimpiadi brasiliane del 2016 (in cambio di contante e spot pubblicitari). Le due emittenti, inoltre, metteranno insieme i fattori produttivi (studi tv, troupe per le riprese esterne, archivi di immagini) quando possibile.

Il memorandum d’intesa (rivela a La Repubblica un senatore membro della commissione di Vigilanza Rai) arriverà oggi all’esame del Cda Rai. Viale Mazzini infine rinuncia  a chiedere i nomi degli abbonati a Sky, per scovare tra questi gli evasori del canone. La pay-tv satellitare, peraltro, si è sempre dichiarata indisponibile a fornire questi dati, per evitare problemi di privacy e di sfiducia da parte dei suoi abbonati.

Secondo il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, la Rai però non ha ancora rinunciato alla caccia all’evasore: un ex ministro ha rivelato che il governo Letta era sul punto di realizzare una nuova strategia per stanare i morosi della tv: la riscossione dell’imposta sarebbe passata all’Agenzia delle Entrate, che, con l’aiuto della Guardia di Finanza, avrebbe acquisito e confrontato le banche dati della Rai e le banche dati di Sky come della stessa Mediaset Premium. Il controllo incrociato avrebbe permesso alla Finanza di ricavare i nomi dei clienti delle nostre pay-tv — possessori certi di un televisore — che non sono anche abbonati della Rai. Tutti presunti evasori del canone. Ma Letta non ha fatto in tempo a causa dell’avvento dell’era Renzi.

Fonte: La Repubblica

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