Digitale terrestre Piemonte, i sindaci dei comuni montani contro il Canone Rai: “Noi abbandonati: intervenga il Corecom”

I sindaci dei comuni montani e i rappresentanti delle comunità montane del Piemonte protestano per i continui disservizi del segnale tv del digitale terrestre.

«Ci sentiamo presi in giro. Il canone Rai nelle nostre vallate è un inganno per i cittadini. Ci dicono che possiamo vedere decine di canali, mentre se va bene ne vediamo uno. Alcuni neppure quello. La situazione con il digitale terrestre è peggiorata ed è cresciuta la differenza tra Terre Alte e pianura. I vertici Rai giocano sui numeri che ci penalizzano. E così abbandonano il territorio». Così Giovanni Francini, vicepresidente Uncem Piemonte e presidente della Comunità montana Valli dell’Ossola (VB), interviene sul rapporto tra servizio pubblico televisivo e montagna, da sempre complesso e deterioratosi ulteriormente a novembre 2013 con la chiusura di Tgr Montagne, settimanale prodotto nella sede Rai di via Verdi a Torino.

«La chiusura dei servizi, come scuole, ospedali, trasporti, l’abbandono della montagna da parte di grandi società e imprese che curano solo i territori dai grandi numeri – spiega Filippo Cigala Fulgosi, vicepresidente della Comunità montana – saranno al centro della manifestazione che abbiamo organizzato con tutti i Comuni ossolani per il 15 febbraio. Faremo sentire la nostra voce, unita e compatta. Proteggiamo il nostro futuro, non certo essendo conservatori, ma proponendo un modello di sviluppo concreto e sostenibile».

«Come per tutti i servizi alla persona – aggiunge Roberto Colombero, sindaco di Canosio e presidente della Comunità montana Valli Grana e Maira (CN) – conta il rapporto costo-beneficio, purtroppo. Questa logica deve finire. La Regione Piemonte tra le prime in Italia era passata al digitale terrestre non considerando minimamente il fatto che nelle zone montane questa tecnologia avrebbe portato solo disagi agli utenti. Nessuno è intervenuto e ci ha ascoltati. Ci siamo attrezzati con parabola e decoder per vedere una settimana al mese il Tgr del Piemonte e poi essere ben informati su Lazio, Lombardia, Campania, visto che vediamo le edizioni di altre aree… Siamo in una situazione ridicola e sinceramente credo sia giusto non pagare il canone».

«È da circa vent’anni che la Rai si vede nelle Valli Orco e Soana, ma questo grazie ai ripetitori installati dalla Comunità montana e alle manutenzioni predisposte dall’ente ogni anno – puntualizza Silvio Varetto, sindaco di Alpette e presidente dell’Unione montana Gran Paradiso (TO) – Qualche aiuto regionale è anche arrivato, ma da ‘mamma Rai’ tutto tace, eccetto l’invio puntuale del bollettino per il pagamento del canone. L’avvento delle parabole ha con il tempo mitigato la rabbia dei montanari ma va da sé che il palinsesto è orientato verso trasmissioni che troppo poco spesso parlano di montagna. E pensare che il nostro Paese è per oltre il 50% montano! Dopo la chiusura di Tgr Montagne, non esistono più format che trattano la vita e l’economia di montagna, mentre le trasmissioni inutili e stupide sono sempre tante… È questa la Rai che vogliamo?».

Gianni Castagneri, consigliere comunale a Balme (TO), nelle Valli di Lanzo, non si tira indietro e racconta la sua esperienza: «Appena sposati, con mia moglie abbiamo installato un impianto satellitare, perché i ripetitori installati dalla Comunità Montana negli anni ’80 sembravano insufficienti a garantire il segnale. Non potendo però vedere il Tgr Piemonte, che sul satellite veniva e viene tuttora visualizzato una settimana ogni tanto, aggiunsi un’antenna classica che, sia pure con qualche ‘buco’, mi garantiva il servizio. Ho poi aggiunto anche Sky. Col passaggio al digitale terrestre, ho dovuto fare nuove modifiche, nuove spese, che mi hanno permesso di avere il Tg3 regionale. Ma qui sono sorti nuovi problemi. Evidentemente il segnale Rai (non gli altri, Mediaset e La7) riceve ora il segnale del digitale terrestre e molte volte, spesso giorni interi, non solo non si vede il Tgr, ma scompaiono completamente tutti i canali Rai. Questo accade anche a chi non ha Sky e a chi ha solo l’antenna analogica (terrestre – ndr)».

«Anche se il canone riguarda il possesso del tv – prosegue Castagneri – ritengo che almeno nelle zone montane dovrebbe essere impiegato per una visualizzazione quantomeno delle reti che su questo canone sopravvivono e che si definiscono ‘servizio pubblico’. Aggiungo che, grazie alla fibra ottica è ottima e veloce la navigazione internet, mentre esistono grossi problemi sui telefoni, specialmente a causa dei danni accaduti in seguito alle nevicate del 2008. Ci sono ancora da allora cavi Telecom provvisori appoggiati a terra e mai più risistemati e fili penzolanti in mezzo alle borgate. Qualcuno vorrà accorgersene!?».

L’appello provocatorio dell’Uncem – evidenzia Riccardo Lunardon, sindaco di Sordevolo (BI) -, a seguito dell’indagine del Corecom Piemonte sulla distribuzione del segnale televisivo, non solo è da condividere, ma da diffondere con forza. Dopo l’avvento del digitale terrestre le zone di montagna sono rimaste penalizzate nel più totale disinteresse dei dirigenti Rai che malgrado i ripetuti solleciti non sono mai intervenuti in modo efficace. Deve terminare l’era delle scelte dettate dal puro mercato nell’offerta di beni comuni, come il servizio televisivo o le telecomunicazioni, in quanto questi sono servizi essenziali in zone ad alta dispersione abitativa per alleviare la solitudine e l’isolamento, soprattutto delle persone anziane. Gli Amministratori locali, che spesso anche in questo campo sopperiscono a mancanze altrui, devono mobilitarsi a fianco dell’Uncem per evitare che il gap tecnologico delle montagne rispetto alle città non aumenti».

«Condivido fortemente quanto evidenziato dall’Uncem – spiega Danilo Breusa, sindaco di Pomaretto, in Val Chisone (TO) – Aggiungo che ho segnalato più volte al Corecom la situazione gravissima di Pomaretto. Oltre 150 concittadini, da più di vent’anni, si sono riuniti in un consorzio con costi annuali di circa 100 euro a famiglia per avere il segnale televisivo. E ancora ci viene chiesto il canone Rai!? Oltre ai ripetitori della Comunità montana, in tante borgate per ottenere il segnale tv sono attivi altri consorzi che autofinanziandosi cercano di garantire la copertura del segnale televisivo. Mi sento deluso dalla Rai e da molte istituzioni alle quali ho segnalato le problematiche senza mai ricevere risposte».

«L’indignazione dei cittadini – aggiunge il presidente della Comunità montana Valli del Pinerolese Andrea Coucourde – deve essere raccolta dalle istituzioni e dai vertici Rai che ha Roma forse neppure sanno dove sono e quali sono le Valli alpine. Vengano a vedere. Salgano nei nostri territori e incontrino i cittadini. Si prendano le critiche. Il servizio pubblico deve fare anche questo. Altrimenti, nel 2016, con il rinnovo del contratto con lo Stato, sarà più logico scegliere altre strade». «Siamo isolati, in tutti i sensi – gli fa eco Roberto Bergeretti, presidente dell’Unione montana Val Chisone – Le istituzioni non devono abbandonarci. Ascoltino il territorio, gli Amministratori, i cittadini».

Il canone Rai, come bollo auto e tassa di circolazione – evidenzia Fausto Mulattieri, primo cittadino di Pamparato (CN) – dovrebbe essere modulato diversamente per le aree montane. Mai viene riconosciuta la specificità delle Terre Alte. In montagna è quasi obbligatorio avere un’auto, perché i servizi di trasporto pubblico sono stati eliminati e quindi, se voglio andare a lavorare, studiare, curarmi, devo muovermi con un mezzo privato, un’automobile. Dunque è chiara la disparità tra chi in montagna supplisce alla mancanza di servizio pubblico di trasporto e chi il servizio ce l’ha sotto casa, e spesso non ne approfitta. Abolire il bollo auto per chi vive in montagna sarebbe un bel segnale di interessamento alle istanze della gente che vive nelle valli. E Mulattieri chiude con una provocazione: «Le auto gpl sono esonerate dal pagamento del bollo a motivo della riduzione della Co2… Anche noi che viviamo in montagna, con la cura dei boschi e del nostro territorio, contribuiamo a ridurre la Co2. Ci verrà mai riconosciuto?».

«Le parole degli Amministratori – sottolinea Lido Riba, presidente Uncem Piemonte – dimostrano che il territorio montano ancora una volta chiede attenzione alle istituzioni e alle imprese pubbliche. Definire questa azione un tentativo di evasione è riduttivo, banale. Una considerazione urbanocentrica che speriamo sia poco contagiosa vista la stupidità. Gli Amministratori chiedono, accanto al monitoraggio del Corecom, l’intervento del Governo e dei Parlamentari piemontesi. La Rai deve garantire il servizio, così come Telecom ed Enel, già denunciate una volta dall’Uncem per interruzione di pubblico servizio dopo le nevicate del 2008/2009. Non vorremmo ripetere quell’azione legale, spinti da migliaia di sindaci e Amministratori. Ma serve un segnale, concreto, di vicinanza al territorio abbandonato dal segnale tv e lontano dai palinsesti dopo la chiusura di Tgr Montagne. Si apra un tavolo tecnico-politico che affronti i problemi».

Fonte: grandain.com

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