Diritti tv: Endemol contro Magnolia per il format L’Eredità

Scoppia la guerra tra i colossi della produzione televisiva italiana. Endemol Italia e Magnolia sono finiti in tribunale per contendersi i diritti sul format L’Eredità, quiz show in onda da ormai più di 10 anni su Rai 1 prima del Tg1.

Endemol è ricorsa al giudice civile per farsi pagare da Magnolia una fattura da 175 mila euro relativa allo sfruttamento del programma. Di contro Magnolia ritiene che si tratti di un importo «frutto di coartazione della volontà», opponendosi al decreto ingiuntivo disposto dal Tribunale di Roma il 21 maggio 2010, e a sua volta citando in giudizio Endemol, a marzo del 2011, con la richiesta della restituzione dei circa 2 milioni di euro versati fino a quel momento.

Prima dell’ingresso di Magnolia nel mercato, avvenuto nell’aprile del 2001, l’olandese Endemol, attiva già dal 1989 e con alle spalle il gruppo Telefonica, deteneva una posizione dominante nei rapporti con Rai e Mediaset, consolidati dal successo del primo dei reality show Grande fratello. «Non era difficile immaginare che avrebbero tentato di ostacolare gli ultimi venuti – scrivono i legali di Magnolia – con interventi a gamba tesa».

A un anno esatto dalla sua fondazione, Magnolia ha presentato alla Rai il format L’Eredità, ceduto in licenza esclusiva per l’Italia dalla società spagnola Coral Europa, che a sua volta l’aveva acquistato dall’emittente argentina Telefè (sempre appartenente al gruppo Telefonica). Nel momento in cui Magnolia sta per aggiudicarsi la commessa, Telefè fa un passo indietro sulla disponibilità dei diritti e la Rai decide di sospendere la messa in onda della trasmissione. Endemol «tramite la capogruppo in comune – si legge nell’atto di citazione – ha condizionato in proprio favore l’esordio del nuovo competitor e costringendolo a soggiacere alle sue imposizioni arbitrarie». L’empasse viene superato solo con un accordo tra i due produttori: Magnolia deve riconoscere a Endemol, senza limiti di tempo, una partecipazione allo sfruttamento economico del format pari al 5% di quanto avrebbe ricevuto dalla Rai. Considerato il costo del «balzello», lievitato fino a 1.930.954 euro, Magnolia comincia a rifiutarsi di pagare le fatture e chiede di recedere dall’atto di transazione firmato il 31 maggio 2002.

«L’unica verità – spiegano i legali di Endemol al giudice – è che sorse un vero contenzioso tra Coral Europa e Telefè, non indotto da pressioni di Endemol, ma dal fatto che Telefè non aveva titolo a cedere i diritti a Coral, che si vendette la pelle dell’orso a Magnolia senza prima averla acquistata. E all’epoca Magnolia era un interlocutore ascoltato quanto e più di Endemol, essendo rappresentato da Giorgio Gori, tanto da ottenere la commessa». In quell’anno, a fronte del format de L’Eredità, Endemol aveva presentato un altro progetto di programma: Centro contro uno. Venne così previsto un riconoscimento reciproco a favore della società che non avesse ottenuto la commessa. «Nessuna coartazione della volontà – ribadisce Endemol – Magnolia firmò l’atto di transazione e per circa 10 anni ne ha dato esecuzione pagando, prima di cercare di annullarlo».

La prova dei vasi comunicanti, che hanno sempre legato e ancora legano le due società di produzione, è il fatto che è stato appena nominato amministratore delegato di Magnolia Leonardo Pasquinelli, ex vicepresidente di Endemol Italia. Giorgio Gori, invece, si è dato alla politica candidandosi come sindaco di Bergamo con il Pd.

Fonte: iltempo.it

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