Digitale terrestre Liguria: la Rai non si vede più, non si paga il canone tv

Dal fatidico inizio dello Switch-off del lontano autunno del 2011 numerosissimi abitanti della Liguria non vedono più la televisione (canali Rai compresi), soprattutto nel terrirorio dell’entroterra. E proprio dalle colline e dalle vallate liguri è partita oramai da tempo la rivolta contro il canone Rai.

Nel 2010 la Liguria era la prima regione d’Italia nella classifica di chi paga l’abbonamento per la tv pubblica: 365 abbonamenti per mille abitanti (scrive Marco Menduni sul Il Secolo XIX). Meglio delle altre due regioni sul podio (Valle d’Aosta 344; Friuli Venezia Giulia 325), sideralmente staccati i fanalini di coda, tutti al Sud: Campania 186; Calabria 218; Sicilia 217. Ma il primato oggi si è dissolto nel malcontento generale. L’assenza del segnale del digitale terrestre, con la sua difficoltà a raggiungere in maniera capillare molte aree di una regione orograficamente difficile, appare il primo motivo di disaffezione dei telespettatori, che hanno smesso di pagare l’imposta. Lo rivela l’ultimo report della Rai che analizza i dati dell’ultimo canone pagato dagli italiani (aprile 2013). In Liguria solol’81% delle famiglie liguri paga il canone. Superati dal Friuli, dall’Emilia Romagna e dalla Toscana (84,10%). Tutto a causa dell’introduzione del digitale terrestre e dell’avvento nefasto dei disservizi.

Santo Stefano d’Aveto, provincia di Genova, alle spalle di Chiavari, 1.012 metri sul livello del mare, è uno dei comuni che ha la percentuale più bassa di canoni pagati. Meno della metà sul numero delle famiglie, il 49,93%. Ci sono picchi ancora inferiori, ma riguardano paesini con pochissimi residenti, nei quali è difficile riscontrare un’attendibilità dei dati. Santo Stefano, con i suoi 1.207 abitanti, rappresenta il test più significativo della disaffezione.«Non può che essere così- spiega il sindaco Giuseppe Maggiolo – perché in molte zone del paese non si vede assolutamente nulla. E, soprattutto, non si vedono i canali della RaiMolta gente la tv non ce l’ha proprio più».

C’è infatti chi si arrangia, come la signora Marietta (81 anni), che ha comprato e imparato ad usare il computer per vedere la tv attraverso la Rete Internet. «Da anni – spiega il sindaco – ho mandato continui solleciti alla Rai, ma non cambia nulla. Noi abbiamo lo stesso problema con i telefonini. Ma almeno quelli di Vodafone me l’hanno detto con sincerità in faccia: non abbiamo alcuna convenienza a fare degli investimenti per rinforzare il segnale». Dalle zone più disagiate, nelle vallate dove il segnale televisivo arranca e tante volte proprio non ce la fa, arrivano le performance più desolanti nel rapporto tra famiglie residenti e canoni pagati: Vamale Castiglione (57,03%), Fascia in Valtrebbia (32,53%) Gorreto (45,88%); a Mezzanego siamo al 50% esatto; vanno meglio tutti i comuni dello Spezzino, che non vanno mai sotto al 60%.

Nel frattempo il ministro Zanonato ha lanciato l’offensiva contro l’evasione (in cambio del blocco del costo dell’imposta). Ma le proteste sulla scarsa copertura dei segnali tv arrivano da tempo da più parti del territorio. Il capogruppo di Forza Italia Marco Melgrati al Consiglio Regionale della Liguria ha presentato un’interrogazione: «Troppi gravi disservizi, i cittadini sono costretti a pagare il canone Rai senza poi poter contare su un servizio decoroso». Parla, Melgrati, dell’«impossibilità di recepire il segnale terrestre in diverse zone». Nino Oliveri, consigliere Pd, la pensa uguale uguale: «Suona proprio beffarda questa nuova campagna, considerando che ancora vaste porzioni dell’entroterra, collinare e della riviera subiscono un pesante ed in molti casi totale disservizio nella ricezione del segnale a seguito del passaggio al digitale terrestre ».

Negli atti della Regione Liguria si possono trovare le zone più colpite dall’assenza di segnale tv attestate dalle proteste ufficiali. L’elenco inizia da Ponente: Ceriale, Albengae il suo entroterra, Boghetto Santo Spirito, Loano (soprattutto la zona detta Fornaci), Balestrino, Pietra Ligure e Tovo San Giacomo, soprattutto nella zona del fondovalle, e Bardino Vecchio. Ancora,Varigotti e l’hinterland di Calice Ligure. Spostandosi verso Genova, è la Valle Stura la zona più penalizzata, con i Comuni di Campo Ligure, Masone e Rossiglione. Verso il Tigullio, Casarza Ligure, Moneglia e Castiglione Chiavarese non riescono a vedere diversi canali Rai.

Tutta colpa del segnale? «Il Mux1 (che trasmette Rai 1, Rai 2, Rai 3 e Rai News) – racconta a Il Secolo XIX un esperto delle cose interne della Rai, dietro la promessa del riserbo sulla sua identità – arriva praticamente in tutta la Liguria, anche se ci sono note alcune zone di criticità, come quella della zona di Loano e di Borghetto Santo Spirito». Sulla riviera di ponente i problemi ci sono anche in questo caso: «Un primo tentativo di intervento a Pietra Ligure non è andato a buonfine, non ha funzionato,e bisognerà ritentare. C’è anche un altro intervento in corso, con la sostituzione di un elemento, ad Andora. Questa è la zona con la criticità più alta, perché il segnale arriva da Portofino e, inevitabilmente, con la distanza degrada».

«In Valle Stura il Mux1 arriva, non arrivano gli altri pacchetti e inevitabilmente le proteste ci sono, gli abbonati dicono: paghiamo come gli altri, vogliamo lo stesso servizio completo», continua la fonte. «Ci sono zone dell’entroterra, in particolare quello di Chiavari, dove ci sono zone d’ombra. Si prova e si riprova a risolvere tutte le difficoltà e sicuramente, dal 2012, nessuno è rimasto con le mani in mano. Ma il digitale terrestre è un mezzo complesso da maneggiare,anche se le potenzialità sono ancora enormi».

La situazione generale, rispetto ai mesi successivi allo Switch-off terminato nel 2012, è migliorata. Ma non abbastanza, dato che proprio all’inizio di gennaio Tivù Sat ha comunicato che proprio la Liguria è tra le regioni in cui si registra la maggiore penetrazione della piattaforma satellitare gratuita, che è accessibile, però, solamente con l’acquisto di decoder sat e card di Tivù.

Fonte: Il Secolo XIX

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