Catricalà: l’alta definizione giustifica l’aumento del canone Rai

Da qualche settimana, i canali Rai trasmettono in alta definizione attraverso i satelliti di Eutelsat. Per il viceministro per lo sviluppo economico Antonio Catricalà, intervistato dal magazine SatCafè, «la maggiore innovazione e la qualità dell’offerta giustificano il pagamento del canone».

«La Rai ha necessariamente un ruolo fondamentale e di traino per lo sviluppo delle nuove tecnologie e tra queste l’alta definizione è quella di più immediata percezione»: così il vice ministro Catricalà commenta il recente varo di Rai Uno, Rai Due e Rai Tre in HD, che da qualche tempo vengono trasmessi sui satelliti di Eutelsat e sono ricevibili in tutta Italia senza costi aggiuntivi.

Nel corso di un’intervista rilasciata al magazine digitale di Eutelsat Italia, il vice ministro spiega che «l’importanza dell’innovazione tecnologica come elemento caratterizzante e di obbligo per il servizio pubblico è sempre stata preminente in tutti i contratti di servizio e nelle linee guida dell’autorità». Nessun dubbio sulle ricadute positive per il pubblico che potrà fruire del nuovo bouquet di canali Rai, senza modificare gli impianti di ricezione in uso e sfruttando a pieno le potenzialità dei nuovi apparecchi tv, acquistati in occasione del passaggio al digitale terrestre.

«Più sarà vasta la platea di utenti che possono godere dei benefici di una visione più definita e di maggiore qualità – afferma Catricalà – più sarà giustificato il pagamento del canone non solo per la normale fruizione dei contenuti, ma anche per poterne godere al meglio, sfruttando le più evolute tecnologie di trasmissione oggi a disposizione».

Benvenga l’innovazione tecnologica del servizio televisivo pubblico (effettivamente un po’ in ritardo se pensiamo che Sky manda in onda numerosi canali HD da parecchi anni) . Ma qualcuno spieghi al viceministro che una sostanziosa parte di abbonati Rai non riesce ancora a ricevere sul digitale terrestre i canali in definizione normale (generalisti e tematici), ed è spesso costretta ad acquistare (questo sì, con un costo aggiuntivo) parabola, decoder e tessera Tivù Sat per vedere le emittenti pubbliche.

Per quanto riguarda il nuovo Contratto di Servizio Rai-MISE, Catricalà afferma che «la questione è molto dibattuta, in alcuni casi anche in modo strumentale. Ribadisco che l’interesse del Ministero e dell’Autorità, che per prima ha formulato la richiesta nelle sue linee guida, è quello di rendere riconoscibili agli utenti i programmi finanziati con il contributo del canone per una questione di doverosa trasparenza. Non vi sono altre finalità e sono fiducioso che la Commissione di Vigilanza saprà valutare la questione nei giusti termini».

E sul rinnovo della concessione tra Viale Mazzini e lo Stato che scade nel 2016, il viceministro ammette che è possbilie indire una consultazione pubblica, «che ha ottenuto in questi mesi un ampio consenso da parte delle istituzioni, del Parlamento e della stessa Rai. Il modello, adattato, potrebbe essere quello seguito nel Regno Unito nel 2007 per il rinnovo del Royal charter act alla BBC».

Infine, sul tema della grandi crisi del comparto delle tv locali, nonostante siano stati dimezzati nel bilancio pluriennale dello Stato i fondi e le misure a sostegno del settore, Catricalà afferma che «è intenzione del Governo, e soprattutto del Ministro dell’Economia, rimodulare il sistema dei trasferimenti diretti alle imprese; e in questa logica sono purtroppo rientrati anche i tagli alle emittenti locali. Continuerò a battermi per cercare nuove risorse, ma certamente si deve cominciare a pensare a forme alternative di sostegno anche attraverso forme di defiscalizzazione, come già avviene in altri settori, come ad esempio il cinema».

Fonte: eutelsat.it

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