Telecom: è guerra totale sulla Rete che vale 5 miliardi

Fuoco incrociato sulla rete Telecom. A nemmeno 24 ore dall’annuncio del rafforzamento di Telefonica in Telco, ieri l’operazione sembrava già un campo di battaglia, con gli opposti eserciti in lotta sulla linea Maginot della dorsale telefonica.

Gli spagnoli, scrive MF, non vedono affatto di buon occhio l’ipotesi di scorporo della rete, e sarebbero pronti a mettersi di traverso, come ha lasciato intendere anche il presidente di Telecom Franco Bernabè nella sua audizione in Parlamento: “Tutte le ipotesi dipendono dal consenso di Telco, senza il quale nessuna proposta può essere accettata o respinta”. Senza contare che un eventuale separazione della proprietà richiederebbe “tempi molto lunghi”.

Ma il governo, ha fatto capire chiaramente che sull‘infrastruttura non è disposto fare concessioni, soprattutto dopo aver dovuto digerire il rospo di essere stato informato solo a cose fatte degli accordi ai piani alti del gruppo telefonico. E la serietà con cui la faccenda viene vista dalle istituzioni è confermata dal fatto che ieri sera Bernabè è stato ricevuto addirittura dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha voluto essere informato su quanto sta avvenendo in Telecom.

Insomma la situazione è tale che ieri fonti vicine al dossier arrivavano a paventare la possibilità che la levata di scudi sulla rete possa persino far saltare l’operazione Telefonica-Telco.

Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore la rete nazionale d’accesso in rame e fibra di Telecom su cui “gira” il traffico dati e voce rappresenta un business da 5 miliardi di euro. E in molti in Italia vorrebbero mettere le mani. La cifra non farà parte della documentazione attesa dall’Agcom sul progetto di scorporo. Dossier già pronto, ma che potrebbe a questo punto subire qualche ritardo rispetto alla presentazione prevista per il Consiglio Agcom del 30 settembre.

Al momento tutto è dunque fermo al progetto presentato a fine maggio che vede nel perimetro della nuova società le infrastrutture passive (in rame e fibra), gli armadi di strada, le Optical network unit e le Optical line termination. Mancano all’appello i Dslam, in parole povere le intelligenze necessarie per un’offerta più complessa (in bitstream). E il ritardo rispetto alla tabella di marcia che sul punto si era prefissata l’incumbent è tutto sommato prevedibile dal momento che la svolta impressa da Telefonica in Telco ha sparigliato le carte.

A ogni modo, le discussioni sullo spin off della rete di Telecom erano ritornate in auge prepotentemente la settimana scorsa, con le dichiarazioni del viceministro allo Sviluppo economico, Antonio Catricalà, che ha voluto puntualizzare che «per il Governo lo scorporo della rete di Telecom è un obiettivo molto importante» e con la Cdp che «può avere un ruolo da protagonista».

Parole importanti, anche perché poi seguite dall’audizione in cui Vito Gamberale, amministratore delegato di F2i, ha indicato la possibilità da parte di Metroweb di valutare «con interesse la partecipazione, anche tramite il conferimento dei suoi asset in fibra». Affermazione da tenere in considerazione, anche perché altri come Alberto Calcagno di Fastweb hanno detto di voler restare fuori al progetto, contrariamente a Maximo Ibarra, numero uno di Wind, che ha confermato il suo interesse a partecipare a una società «con regole e governance chiara». Quest’ultimo punto è stato poi sollevato nei giorni scorsi anche dal presidente di Vodafone Italia, Pietro Guindani ed è uno dei punti centrali. Va bene uno scorporo societario o serve uno scorporo “proprietario”? Ma Telecom come potrà partecipare e quale sarà la governance?

In uno scenario di operatori in ordine sparso il ruolo di Metroweb e soprattutto della Cassa Depositi e Prestiti (azionista assieme a F2i) è comunque visto come centrale nella prossima società che nascerà dallo scorporo della rete di Telecom Italia.

Fonte: MF | ilsole24ore.com

 

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