Tv locali: 100 mln di perdite per il comparto televisivo regionale

Fra il 2011 e il 2012 il martoriato settore delle tv locali  ha perso attorno ai 100 milioni di ricavi. E guarda con sempre maggior apprensione ai contributi pubblici che ora – secondo le stime degli operatori – sono quasi dimezzati rispetto ai 161,8 milioni del 2008 (fonte Frt).

La minaccia del taglio di 19 milioni di contributi statali per il 2013 e di 7,4 milioni nel 2014 è rientrata. Ora però l’attesa è per l’ordine del giorno che ha impegnato il Governo a varare, nella legge di Stabilità 2014, norme a tutela del Fondo per l’emittenza locale, recuperando tutti i tagli fatti e riportando la sua capienza a 150 milioni l’anno dal 2014, in linea con quanto già erogato negli anni 2008-2009.

Di certo fra i vertici delle televisioni locali l’umore è nero. E le preoccupazioni per il futuro hanno raggiunto un livello da allarme rosso. Per gli addetti ai lavori non c’è quindi alternativa: o politici ed esecutivo decidono di sostenere di più il settore, anche selettivamente, o il sistema è destinato a morire. «Il problema è chiaro e la domanda – afferma Maurizio Giunco, presidente della neonata associazione tv locali di Confindustria RadioTv intervistato da Il Sole 24 Ore – è una sola: si vogliono ancora le tv locali? E se sì, quante? Forse è arrivata l’ora di capire che serve una selezione, sostenendo chi fa veramente tv locale e non le realtà piccolissime che al limite fanno qualche televendita. Non sono loro le tv che rischiano, ma quelle più grandi e strutturate, che creano occupazione e valore».

Un rischio che diventa ancora più evidente a fronte di un contesto di crisi dei ricavi. I numeri messi in fila a giugno nell’ultima edizione dello “Studio economico del Settore televisivo privato italiano” – pubblicato dalla Federazione radio televisioni (Frt) e dai sindacati di categoria Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil – pesano come un macigno. Nel 2011 i ricavi totali delle tv locali (sono stati analizzati i bilanci definitivi di 351 società) sono stati pari a 514 milioni, in calo rispetto ai 418,7 dell’anno prima e del 17% rispetto al 2008, anno in cui è iniziata un’inesorabile discesa. Che continuerà anche nel 2012 e di certo nel 2013.

All’ultima riga del conto economico domina il rosso: il saldo fra utili e perdite è ininterrottamente in negativo a partire dagli esercizio 2008 e fra 2010 e 2011 (ultimo anno disponibile dei bilanci) è passato da -21,4 a -71,2 milioni. Il risultato, sul fronte occupazione, è stato chiarito dagli stessi sindacati: metà dei 5mila addetti del settore è in Cig o l’ha sperimentata. «A parte la crisi economica – ricorda Marco Rossignoli, coordinatore del consorzio Aeranti-Corallo, che rappresenta centinaia di imprese del settore radiotelevisivo locale – c’è una crisi della televisione generalista rispetto a quella tematica e rispetto ai modi di fruirla, visto lo sviluppo della tv on demand», che permette di vedere i programmi a richiesta, in momenti diversi.

E se gli operatori continuano a chiedere misure che aiutino la ripresa del mercato pubblicitario, al loro interno hanno comunque avviato il dibattito sui nuovi modelli di business. Il tema, sottolinea Rossignoli, è «come trasformare le imprese dell’emittenza televisiva locale in imprese multimediali, presenti su internet e sui social network, capaci di offrire on demand su tablet e smartphone contenuti di qualità legati al territorio».

Fonte: ilsole24ore.com

Scritto da