Negli USA si accende Al Jazeera America

Dalle ceneri di Current Tv, Al Jazeera sbarca in America con grandi ambizioni e molti denari da investire. Domani infatti partono le trasmissioni dalla sede centrale di New York nell’ultima sfida della televisione del Qatar, che va alla conquista del mercato tv dell’informazione più ricco e più difficile del mondo, quello made in Usa. Al Jazeera America andrà infatti a fare concorrenza a colossi come CNN, FoxNews e MSNBC.

In punta di piedi, con tanta ambizione ma poche parole perché, come ha scritto un sito specializzato in mass media, «hanno molti soldi, volti noti, buone idee ma anche un grande problema di immagine». Scrive Massimo Vincenzi su La Repubblica. Ovvero far dimenticare al pubblico americano le dirette post 11 settembre quando dagli schermi arabi si affaccia Osama Bin Laden che ripete le sue minacce contro gli Stati Uniti. Viene poi la seconda guerra del Golfo e l’identificazione con il nemico ha il sigillo della Casa Bianca: «È un’emittente terrorista », dice l’allora Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld che non ama le metafore. Negli stessi giorni, a Washington, il proprietario del palazzo dove c’è la prima sede di corrispondenza nega il permesso di esporre il marchio: «Non metterete la vostra bandiera sulle mie finestre», giura al momento della firma del contratto.

Sono passati anni, che valgono un’epoca, c’è un’altra America, c’è Obama e le teorie degli uomini di Bush non dominano più nei dibattiti, ma il terrorismo rimane un incubo collettivo e cambiare l’umore del pubblico è il primo vero ostacolo che i manager e i giornalisti di Al Jazeera devono superare. A Mike Viqueira, notista politico che seguirà il Congresso, quando esce l’annuncio del suo nuovo incarico intasano l’account di Twitter con insulti vari: «Trecento messaggi in poche ore: ma perché vai con quelli?» racconta ad Usa Today.

Nei piani alti della società gira un sondaggio che fotografa la situazione: «Il 75% degli intervistati che non ha mai visto un minuto dei nostri programmi ha una percezione negativa di noi. Il 90% di quelli che invece hanno visto qualcosa esprimono un giudizio molto positivo», spiega Ehab Al Shihab, l’amministratore delegato che guida l’operazione. «Siamo eccitati, ci aspetta una sfida bellissima ma abbiamo lavorato tanto per farcela», ripete quasi a stesso. La campagna acquisti è da scudetto, con parecchie star del giornalismo strappate alle tv rivali. A partire dalla presidente Kate O’- Brien, ex numero due di Abc, una scelta strategica: «L’abbiamo presa perché è una professionista di alto livello e perché è perfetta per il nostro progetto: lei sa quello che gli americani vogliono vedere quando si parla di notizie ma conosce anche e apprezza il nostro stile». Poi ecco, dalla CNN, Ali Velshi, Soledad O’Brien e David Doss, famoso per la sua collaborazione con Anderson Cooper, Marcy Mc- Ginnis (CBS), Shannon High-Bassalik (MSNBC), John Seigenthale (NBC) e la numero uno: Joie Chen che porterà qui in prima serata il suo America Tonight. «Ci occuperemo delle notizie del giorno, ma l’idea è quella di non inseguire gli altri network sulla loro stessa strada, dobbiamo realizzare un prodotto quanto più originale possibile».

E il primo reportage sarà di un inviato embedded tra le gang che terrorizzano Chicago. Un “giornalismo diverso”, lo promette anche Ehab Al Shihab: «Vogliamo dare voce a chi non ce l’ha e farlo con il nostro stile rigoroso e obiettivo. A chi ci critica in anticipo dico: aspettate e poi giudicherete. MSNBC e Fox sono molto politicizzate, la CNN da un po’ insegue solo le celebrità, noi vogliamo raccontare la gente comune ». Per questo tra i dodici uffici aperti alcuni sono in città solitamente dimenticate dai grandi media nazionali come New Orleans, Seattle, Denver, Nashville: «Ci occuperemo delle persone, volti e storie private, tanta cronaca. In uno dei servizi che abbiamo preparato siamo andati a Detroit per coprire la bancarotta e lo abbiamo fatto attraverso le testimonianze di chi lotta per portare la città fuori dalla crisi».

E poi gli esteri, ovviamente. Perché se ora in questi studi lavorano duecento persone, sono quasi 400 in totale e arriveranno presto a 900, è soprattutto grazie alla primavera araba. È il racconto di quelle rivolte che inizia a far cambiare idea agli americani, con una testimonial d’eccezione, Hillary Clinton. E all’inizio la televisione avrà solo 6 minuti di spot all’ora contro i 15 delle concorrenti: «Abbiamo messo in conto di perdere soldi nella prima fase, ma per noi è importante far passare il nostro messaggio. Poi tutto sarà più facile».

Ehab Al Shihab intanto con un’agenda zeppa di incontri cerca nuovi investitori e uomini politici: soldi e cura dell’immagine. Alla ricerca inoltre di nuovi operatori delle tv via cavo e dei satelliti, serve maggiore copertura perché quella di Current, la creatura di Al Gore, che Al Jazeera ha comprato per 500 milioni di dollari, non basta. Domani il segnale arriverà solo in 40 milioni di case, la metà della CNN.

Fonte : La Repubblica

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