Vodafone fa causa a Telecom Italia per 1 mld di euro

Giovedì scorso Vodafone ha fatto causa a Telecom Italia presso il Tribunale civile di Milano. La richiesta per danni è senza precedenti: 1,029 miliardi di euro. Una cifra che misura bene la tensione raggiunta dal settore della telefonia fissa in Italia. Lo conferma il gruppo Vodafone da Londra dopo le indiscrezioni pubblicate oggi dal Corriere della Sera.

L’azione civile di richiesta di risarcimento del gruppo guidato da Paolo Bertoluzzo, segue la multa da 104 milioni di euro comminata il 10 maggio a Telecom Italia dall’Antitrust, per “abuso di posizione dominante nel mercato della telefonia fissa”, e su cui Telecom ha presentato ricorso al Tar. Vodafone contesta “una serie di abusi tra 2008 e 2013 con l’intenzione e l’effetto di impedire la crescita della concorrenza nel mercato della linea fissa in Italia”. Telecom aveva infatti annunciato ricorso contro la sentenza difendendo i progressi fatti negli ultimi due anni nel ridurre le pratiche anticoncorrenziali.

Per Vodafone Italia “il mancato sviluppo della concorrenza nella rete fissa ha causato il forte ritardo dell’Italia nella banda larga, che oggi è agli ultimi posti in Europa per diffusione della banda larga fissa, e ha danneggiato i consumatori che non hanno potuto beneficiare dell’effetto della competizione sui prezzi nè di servizi Internet avanzati”.

“Con riferimento all’azione civile e sulla base di quanto argomentato da Vodafone, Telecom Italia avrebbe in questi anni perseguito un’articolata strategia per proteggere la propria posizione dominante nel mercato ed impedire l’espansione di Vodafone e dei concorrenti”, dice ancora Vodafone Italia, in diverse circostanze: “ostacolando sistematicamente l’accesso di Vodafone all’infrastruttura di rete impedendole di competere nell’offerta di servizi di telefonia fissa e di accesso ad Internet; facendo pagare a Vodafone prezzi eccessivi e discriminatori per i servizi all’ingrosso di accesso alla rete; avvalendosi di pratiche commerciali volte al recupero dei clienti passati a Vodafone con offerte mirate e selettive e attraverso l’illecito sfruttamento di informazioni in proprio possesso”.

La guerra intorno alla questione scorporo si accende quindi su un punto cruciale: la neutralità di accesso della Rete fissa. Il calcolo delle diverse tipologie di danni (dal lucro cessante dalle linee di accesso perse da TeleTu, l’operatore fisso di Vodafone, alla perdita da maggiori costi pubblicitari, sino al danno all’immagine) si è basato su una perizia del Professor Antonio Nicita. Per il gruppo inglese di telefonia si tratta di una causa molto più importante di quanto non faccia già comprendere la richiesta miliardaria.

Sta di fatto che l’Autorità per la concorrenza per la prima volta, dopo 3 anni di indagini partite dalle denunce di Wind, Fastweb e British Telecom (Vodafone era subentrata in un secondo momento), ha certificato poco prima dell’estate che Telecom ha effettivamente ostacolato «l’espansione dei concorrenti nei mercati dei servizi di telefonia vocale e dell’accesso ad Internet a banda larga». Per Pitruzzella Telecom ha prima opposto ai concorrenti un numero ingiustificatamente elevato di rifiuti di attivazione dei servizi all’ingrosso, i cosiddetti KO (+170% per le richieste di unbundling rispetto a quelli subiti da Telecom stessa nel 2009, +130 nel 2010 e +60% nel 2011), e ha poi attuato una politica di sconti alla grande clientela business per il servizio di accesso al dettaglio alla rete telefonica fissa, impedendo a un concorrente, altrettanto efficiente, di operare in modo redditizio.

Il risultato, come sintetizzato dai legali di Vodafone, è stato il «soffocamento dello sviluppo della concorrenza nel fisso», a danno delle altre società (l’amministratore delegato di Wind, Maximo Ibarra, aveva lanciato un allarme sulla possibile chiusura di Infostrada) ma anche della clientela italiana. Secondo l’accusa di Vodafone tra i danni subiti ci sarebbero anche quelli da pratiche abusive di winback, cioè l’utilizzo di informazioni privilegiate per riconquistare clienti passati ad altri operatori. La sentenza, comunque vada a finire, sarà un’altra pietra miliare nella saga della rete fissa.

Fonti: Il Corriere della Sera | ilsole24ore.com

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