Rai: 2 mld di euro all’anno in appalti per amici e parenti

Un documento Rai che descrive e quantifica gli appalti e le commesse per le serie televisive e per la ristorazione, per i varietà e i trasporti. Un rapporto redatto dal dg Rai Gubitosi che dovrà esaminare la Commissione di Vigilanza  per garantire la trasparenza negli affari del servizio pubblico radiotelevisivo. Un’azienda che ha chiuso il bilancio 2012 con un buco di 244 milioni di euro, e che vanta un debito consolidato pari a 400 milioni.

20 pagine, un elenco di nome e sigle, visionato in anteprima dal Fatto Quotidiano, che rivelano la lista delle aziende (2400 fornitori) che lavorano e hanno lavorato per viale Mazzini. Per fare impresa con la Rai, scrive Carlo Tecce, non occorrono grossi capitali, ma buone conoscenze. Come quelle dei fratelli Casella, Cristian e Marco, produttori con 2B Team Group di programmi su Rai1. Il minore Marco ha in carriera sette anni e mezzo nell’ufficio stampa di Silvio Berlusconi e un incarico nei giovani per la libertà. Il maggiore Cristian, l’amministratore, aveva gestito la televisione di propaganda berlusconiana. Insomma il passato di rilievo, seppur politicamente non imparziale, apre le porte di viale Mazzini.

La presenza di amici al quadrato di Silvio Berlusconi non è un’ossessione per la Rai, anzi, è quasi una prassi, una tradizione che si rinnova e si amplifica. Quando Teodosio Losito, rinomato ammiratore e produttore di Gabriel Garko e Manuela Arcuri su Canale 5, ha incassato un paio di commesse per la televisione pubblica, subito il pensiero è volato a Mediaset, a Cologno Monzese. Losito, non per sola coincidenza, é fra i soci di Ares Film c’è RTI, acronimo di Reti televisive italiane, una controllata di Mediaset. Losito non si è fatto impressionare, non ha mai commentato né smentito, finché la quota di RTI è scesa al 5%. Non si è mai mossa dal 10%, né un passo avanti né un passo indietro, l’ex compagna di Paolo Berlusconi, Patrizia Marrocco. La Luxvide di Ettore Bernabei e figli non è mai la novità, né in negativo né in positivo: la torta per la fiction si riduce di qualche milioni di euro, ma i santi e i poeti raccontati non perdono spazio né puntate. Anche se il franco-tunisino Tarak Ben Ammar, da sempre alleato di Berlusconi, vorrebbe vendere il 18% del pacchetto azionario che detiene attraverso Prima Tv. L’ennesima edizione di Don Matteo, il prete interpretato da Terence Hill, sarà pronta al prezzo di oltre 15 milioni di euro. E la presenza di Banca Intesa fra i soci trasforma la Luxvide in un colosso multinazionale, non soltanto per le propaggini che si estendono sino a Londra.

Il documento rivela committenti delle società di produzione tv in Inghilterra e in Olanda. Come la fiduciaria Reynolds Advisor Limited, azionista di maggioranza relativa (40%) di Albatros Entertainment di Maurizio Momi e Alessandro Jacchia, entrambi italianissimi, entrambi riferimenti costanti per i palinsesti di viale Mazzini. Albastros ha un’estrazione di centro più destra, molte volte si è speso (a parole, sia chiaro) l’ex ministro Maurizio Gasparri. In Olanda l’inchiesta del Fatto ha trovato Paypermoon Italia, un’invenzione di Claudio Velardi, all’epoca reduce dagli anni di Palazzo Chigi con Massimo D’Alema. Il referente italiano di Paypermoon, che realizza serie televisive con i vari Neri Marcorè e Anna Valle, si chiama Mauro Mari. Le quote italiane sono divise in tre pezzi: il 3% sta a Londra, il 37% fa capo ad Aislin Italia e il restante a un’omonima olandese. La parte italiana,però, è di proprietà olandese: leggendo l’ultimo bilancio disponibile, dichiara 714 euro di utile. Sarà che le buone idee premiano e così, nonostante una finanzia non certo multinazionale, la Paypermoon ha tante serate da girare e occupare per circa 8 milioni di euro.

Il produttore calabrese Dino Vitola  figura ancora fra i fornitori di viale Mazzini, nonostante le polemiche sulla presenza del camorrista Gaetano Marino (poi ammazzato) durante il suo Canzoni e Sfide. Per vicinanza territoriale, di origine, s’intende, il consigliere d’amministrazione Guglielmo Rositani l’ha sempre difeso in Cda. In ascesa, va segnalata la Tunnel Produzioni di Ferdinando Mormone che, per Rai2, ha confezionato il contenitore di satira Made in Sud con Elisabetta Gregoraci, moglie di Flavio Briatore. Il fallimento di soldi pubblici per Barbarossa, Umberto Bossi protagonista di un cameo, non ha stroncato il rapporto fra il regista Renzo Martinelli e viale Mazzini. Roberto Sessa ha cambiato tanto, ma non ha smarrito la sintonia con la Rai e ritorna operativo con Picomedia.

Lavorano ancora per la Rai la Pepito dell’ex direttore generale Agostinò Saccà. La Goodtime di Gabriella Buontempo, ex moglie di Italo Bocchino. Come la Titania di Ida Di Benedetto, consorte di Giuliano Urbani. La Itc di Beppe Caschetto va bene anche con la cinepresa. E l’agente Lucio Presta , Arcobaleno 3, presidia sempre il territorio. Questa settimana, i parlamentari in Vigilanza Rai avranno le venti pagine che il dg Gubitosi – dopo aver iniziato a ripulire l’albo – ha consegnato al presidente Roberto Fico: può annoiare e ricordare un elenco telefonico, ma ci sono notizie e incroci che possono aiutare la televisione pubblica a sconfiggere brutti sprechi e cattive abitudini.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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