HD Forum Conference, le strategie di Rai e Mediaset sul futuro della tv

Tra il 9 e il 10 maggio a Saint Vincent si svolgerà l’HD Forum Conference «un appuntamento che radunerà tutti gli operatori della filiera della televisione, dalle emittenti ai produttori di televisori passando per le società di trasmissione» afferma Luigi Rocchi, direttore delle Strategie tecnologiche in Rai e vicepresidente di HD Forum Italia, intervistato da La Repubblica. Di sicuro si parlerà del futuro interattivo e convergente del piccolo schermo che le industrie tv stanno già sperimentando: dalla super alta definizione (4K), agli smartphone-telecomandi intelligenti, fino ai tablet trasformati in tv mobile.

La scelta di tenere l’incontro in Valle d’Aosta non è casuale: è stato il primo territorio con la Sardegna a sperimentare il passaggio al digitale terrestre. «In regione si sta ora testando la seconda generazione di digitale » (tecnologia chiamata DVB-T2), aggiunge l’altro vicepresidente di HD Forum Marco Pellegrinato, vicedirettore Ricerca e progettazione tecnica di Mediaset.

«Questo nuovo standard, insieme a un nuovo sistema di codifica del segnale, l’HEVC (High Efficiency Video Coding – H.265), aumenterà l’efficienza della trasmissione di oltre il 50%, consentendo di sfruttare meglio la banda disponibile». Spazio per più canali, quindi, ma soprattutto per immagini di maggiore qualità.

Anche perché a fianco al 2K, l’alta definizione supportata dalla maggior parte dei televisori in commercio, si sta già affacciando una nuova generazione di schermi:  i 4K, gli Ultra HD, quattro volte superiori per qualità dell’immagine: «Il primo formato elettronico in grado di raggiungere la definizione di una pellicola cinematografica», spiega Rocchi.

Per ora è usato soprattutto nel grande schermo, ma nei prossimi mesi arriveranno sugli scaffali i primi apparecchi televisivi a prezzi accessibili. «Da 55, 65 e fino a 84 pollici – continua – l’unico modo per goderli senza cambiare la distanza dal televisore, quindi senza ristrutturare il salotto, è aumentare la definizione: ecco l’importanza del 4K». Un nuovo standard tecnologico che toccherà alle emittenti riempire di contenuti.

Da questo punto di vista il passaggio all’HD in Italia resta ancora incompiuto. Le famiglie con un televisore che supporta l’alta definizione hanno superato quota 17 milioni, circa il 70% del totale, ma solo una su cinque ne fruisce effettivamente. Anche perché l’offertain chiaro” resta limitata a un canale Rai e tre Mediaset che si spengono e si riaccendono a periodi alterni: «La spinta iniziale verso questa tecnologia è venuta dai produttori di televisori che hanno messo sul mercato schermi di grandi dimensioni – racconta Pellegrinato – le emittenti hanno quindi dovuto adeguare la qualità di produzione e diffusione, ma gli investimenti necessari hanno richiesto tempo».

Per le televisioni generaliste, vista la scarsità di banda, la priorità è stata aumentare il numero di canali, piuttosto che la loro qualità. Ma ora che gli apparecchi HD sono in quasi tutte le case e le nuove tecnologie di codifica hanno liberato spazio di trasmissione, si potrà incrementare l’offerta in alta definizione. «In Rai abbiamo già realizzato, impiegando personale e competenze interne, contenuti sperimentali in 4K, come un documentario su Torino – dice Rocchi – e siamo stati i primi al mondo, nel 2008, a realizzare una trasmissione satellitare in 8K insieme agli inglesi della Bbc e ai giapponesi di Nhk».

All’interno di HD Forum l’azienda pubblica ha promosso anche la creazione di una task force per lo sviluppo del 3D: «Tecnologia con cui abbiamo prodotto una dozzina di cortometraggi, tra cui gli speciali su Giovanni Paolo II e sulla Shoah». Adeguare la struttura a standard tecnologici in continua evoluzione richiede però investimenti. E per le televisioni generaliste, nonostante i suoi costi superiori, l’alta definizione non genera maggiori introiti, pubblicitari o da abbonamento. Se la Rai si muove nell’ottica del servizio pubblico, Pellegrinato non esclude che in futuro «si possa introdurre, come avviene già in alcuni Paesi europei, un canone mensile per coloro che desiderano ricevere trasmissioni in HD o Ultra HD».

L’altro tema di cui si parlerà a Saint Vincent è quello dell’interazione tra televisione e rete, tra lo schermo del salotto e quelli di tablet, smartphone e pc. Che, dice Pellegrinato, avranno un ruolo sempre maggiore nel fare della televisione un’esperienza interattiva e social: «I secondi schermi offriranno contenuti aggiuntivi, permetteranno di guardare i programmi in mobilità e saranno telecomandi intelligenti, in grado di recepire informazioni e condividerle sui social network».

Anche la Rai sta sperimentato i primi programmi concepiti per questo ecosistema di piattaforme: verranno infatti trasmesse in multi-piattaforma l’ultima edizione di Voyager e un Carosello Reloaded che debutterà il 6 maggio prossimo con spot d’autore da 70 secondi: «Mai come in questo momento il mezzo è contenuto, il tecnico e il creativo viaggiano a braccetto», conclude Rocchi. «Bisogna continuare a fare ricerca, aggiornare tecnologie e competenze, per riuscire a gestire la velocità dei cambiamenti».

Fonte: repubblica.it

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