TI Media verso la cessione di Mtv

Focus sulle infrastrutture mentre nel futuro di Telecom Italia Media l’asset Mtv non sarà più considerato core business. Lo ha detto il presidente, Severino Salvemini, nel corso dell’assemblea degli azionisti, spiegando che il gruppo sta cercando di valorizzare al massimo Mtv Italia, di cui detiene il 51% mentre il restante è in mano agli americani di Viacom.

«Stiamo cercando di valorizzare al massimo Mtv per poterci concentrare sull’infrastruttura. In percorso prospettico, TI Media non avrà grande interesse di rimanere nel mondo della tv, che peraltro Mtv è un asset  condiviso con un altro socio».

La quota nelle tasche di TI Media sarà quindi ceduta, dopo essere stata trasformata in una tv più generalista per essere più appetibile per potenziali acquirenti. «Nel momento in cui la società vende La7 e rimane con l’infrastruttura e con un pezzettino a metà di Mtv, nel medio-lungo termine», ha spiegato il presidente, «quel pezzettino andrà via».

«D’ora in avanti – ha proseguito Salvemini – vorremmo concentrarci sulla parte infrastrutturale che è particolarmente redditizia e che ha una prospettiva interessante. Questo progetto in parte è più coerente rispetto al core business della capogruppo e in parte è legato alla gestione aziendale che la società riesce a fare meglio rispetto al business televisivo».

«Nei mesi scorsi ci sono stati colloqui con il mercato» in questa direzione. «Quando parlo di valorizzazione, mi riferisco comunque a un processo editoriale che riposizionerà l’emittente», rendendola quindi più appetibile per potenziali acquirenti, per lo meno nei propositi di TI Media. «La tv verrà asciugata nella parte musicale e verrà resa più generalista», ha concluso Salvemini.

Per Telecom Italia Media si prospetta quindi un futuro più concentrato sulla parte della rete, dei multiplex, delle infrastrutture, con una strategia di crescita e redditività. Salvemini ha poi paragonato la cessione di La7 al gruppo Cairo Communication a un’operazione di stop loss poiché senza la vendita le perdite future sarebbero state maggiori rispetto al corrispettivo riconosciuto al compratore.

Se non si fosse venduta La7 il gruppo Telecom Italia Media avrebbe avuto bisogno di un continuo sostegno patrimoniale da parte di Telecom Italia e sarebbe stata necessaria una ricapitalizzazione molte forte che l’azionista di maggioranza non era disponibile più a sostenere, ha specificato Salvemini aggiungendo che TI Media aveva bisogno di chiudere in fretta la vendita perché la società era vicina al 2446, l’articolo del codice civile che impone la riduzione del capitale per perdite.

Il presidente di TI Media ha poi spiegato agli azionisti i motivi per cui l’operazione La7 è stata conclusa con Cairo. Oltre 100 investitori italiani ed esteri sono stati invitati lo scorso anno a farsi avanti per rilevare La7. Le due offerte pervenute, quella presentata dal fondo Clessidra di Claudio Sposito e quella avanzata dall’editore Urbano Cairo, erano difficilmente comparabili, e a far propendere il board verso l’imprenditore alessandrino è stata soprattutto l’obiettiva difficoltà a tracciare una valutazione attualizzata alle infrastrutture che Clessidra intendeva rilevare, proprio perchè Telecom Italia e Telecom Italia Media ritenevano e ritengono che questa parte di asset sarà estremamente interessante in futuro da un punto di vista della valorizzazione.

E non si è dato seguito all’offerta di Della Valle perché generica e non vincolante dal punto di vista del prezzo. «Prendere in considerazione offerte giunte in zona Cesarini», ha sottolineato Salvemini, «avrebbe richiesto approfondimenti dall’esito incerto e avrebbe allungato i tempi, già prorogati, a fronte dell’esigenza indifferibile dello stop loss e non era giustificabile interrompere le trattative in una fase che era molto avanzata».

Riguardo a un possibile delisting del titolo Telecom Italia Media, il presidente della società ha affermato che si tratta di una delle opzioni future ma non è oggi all’ordine del giorno. «In questo momento – ha detto – è una delle tante cose cui si pensa, potrebbe essere la parte conclusiva di un progetto strategico ma non è quello l’obiettivo».

Fonte: Milano Finanza

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