Diritti tv: Rai sotto inchiesta per evasione fiscale

Si allarga l’inchiesta della Procura di Roma sui diritti tv Rai e da poco al vaglio degli inquirenti ci sono finiti anche altri uffici di Viale Mazzini, oltre quelli di Rai Cinema di cui si parla da mesi. L’obiettivo è chiarire se quel “metodo Agrama”, divenuto noto dopo l’inchiesta Mediatrade, sia stato applicato anche in altre gestioni dell’azienda di Stato. A partire da Rai 2.

L’indagine riguarda infatti le procedure di acquisto all’esterno di una serie di prodotti televisivi, dai reality, alle fiction, e mira a chiarire la modalità di gestione del denaro da parte della tv pubblica. Secondo l’inchiesta Rai Cinema avrebbe comprato una serie di prodotti cinematografici mai trasmessi dalla tv pubblica. Sulla scrivania del sostituto procuratore Barbara Sargenti, titolare dell’inchiesta, ci sono finiti tutti i bilanci e gli investimenti fatti dal 2004 ad oggi per l’acquisto dei diritti tv. In nove anni infatti le cifre sono esorbitanti: circa un miliardo e duecento mila euro escono fuori dalle casse dell’azienda di Stato per l’acquisto di prodotti televisivi.

Insomma, bisogna capire come siano stati spesi quei soldi, e soprattutto perché una parte di essi sia stata utilizzata per comprare film mai più trasmessi. Anche in questo caso si cerca di andare alla radice del problema e scoprire se nell’azienda fosse di routine quello che per l’accusa romana era il metodo Agrama, un escamotage per evadere le tasse che prende il nome da Mohamed Farouk Agrama, meglio conosciuto come Frank, un egiziano che vive a Los Angeles e compra per conto di terzi. Era questa l’accusa che veniva mossa nei confronti degli indagati del caso Mediatrade che ha coinvolto Silvio Berlusconi, insieme al figlio Piersilvio, al produttore Frank Agrama e ad altri otto e per i quali poco tempo fa è stata emesso dal gip la richiesta di non luogo a procedere. I pm hanno fatto ricorsi, ma recentemente la Cassazione ha confermato il proscioglimento.

Come per Mediaset, dalle indagini della procura di Roma si è scoperto che anche in Rai Cinema è stato utilizzato lo stesso escamotage fiscale. E da ciò si è deciso di allargare le verifiche anche agli altri uffici Rai. Intanto le vicende che riguardano viale Mazzini prendono il sopravvento. A seguito di alcuni esposti anonimi e di uno dell’azienda stessa, come rivelato pochi giorni fa da Il Fatto Quotidiano, è stato aperto un ulteriore fascicolo, di cui è titolare Francesco Caporale e Alberto Galanti, su una serie di stipendi gonfiati al Tg1. Decine di caporedattori e caposervizio del Tg1, regolarmente stipendiati per ore di straordinario soprattutto notturne, ma quasi sempre assenti dal posto di lavoro.

Questa indagine nasce a seguito di un audit interno cominciato a novembre scorso grazie a una segnalazione anonima e, poi, a un’ispezione di Luigi Gubitosi: il direttore generale, in visita a sorpresa a Saxa Rubra, aveva trovato la redazione deserta seppur numerosi capiredattori fossero teoricamente in servizio. Secondo quel resoconto, per mesi sotto la direzione di Alberto Maccari e probabilmente anche dello stesso Augusto Minzolini (appena reintegrato in Rai dopo l’assoluzione per le spese con la carta di credito aziendale), non c’è stato alcun controllo. E cosi c’erano una trentina di giornalisti, quelli che viaggiano di più, abituati a non risparmiare in albergo o ne ristoranti sapendo di avere rimborsi smisurati. Dopo Maccari, alla direzione del Tg1 è arrivato l’ex direttore de Il Messaggero, Mario Orfeo. Informato dei controlli aziendali in corso e in attesa di regole più stringenti, da un mese si rifiuta di firmare il foglio dei presenti. È stata disposta un’indagine interna con a capo Zuppi che ha riscontrato decine di irregolarità, che adesso sono diventate oggetto di un’indagine penale.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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