Asta Frequenze: accolto odg Giulietti, gara (forse) entro dicembre

Forse siamo giunti ad una svolta nella lunga e intricata vicenda gara per le frequenze tv. O forse no. «Il governo, tra molti tentennamenti, ha oggi accolto un ordine del giorno da me presentato e relativo all’asta delle frequenze digitali. Nel testo accolto si chiede l’effettuazione dell’asta entro dicembre, il recepimento delle osservazioni in materia arrivate dalla Commissione Europea, e l’utilizzo del ricavato per le emergenza sociali e per dare sostegno ad un pluralismo informativo falciato dai conflitti di interesse e dalle posizioni dominanti».

Lo afferma ieri in una nota il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti (gruppo misto). «Da oggi intensificheremo, in ogni sede, europea e italiana, una attività di vigilanza e di denuncia qualora dovessero verificarsi nuove azioni dilatorie tese a spostare la data dell’asta il più lontano possibile, con gravissimo danno per i nuovi entranti e per la piccola e media impresa», conclude Giulietti.

Ma sarà assai difficile per il governo rispettare questo impegno. Il 15 novembre è stato messo a consultazione pubblica lo schema di regolamento messo a consultazione pubblica. E ci vorranno ancora 30 giorni per l’approvazione. Poi servirà all’Autorità il tempo tecnico per apportare i cambiamenti e rinviare il documento alla Commissione Ue che dovrà, vista la procedura d’infrazione pendente contro l’Italia, esprimere un parere formale. Infine il Ministero dello Sviluppo economico potrà indire l’asta. Pare quindi quasi impossibile che la gara possa essere lanciata entro dicembre. A febbraio inoltre scade il mandato del governo Monti, ed è presumibile che bisognerà aspettare le nuove elezioni politiche, forse marzo, per poter nuovamente parlare di gara delle frequenze.

Giulietti qualche giorno fa aveva proposto di destinare parte del ricavato dell’asta per le frequenze tv al Fondo per l’editoria e l’emittenza. «Si tratta – ha affermato Giulietti – di una grande questione democratica e di salvaguardia dell’articolo 21 della Costituzione. Il governo ha fatto decreti su tutto tranne che sul conflitto di interessi per non disturbare il titolare di questo conflitto. Noi riteniamo che la nostra proposta consentirebbe di far pagare una piccola quota a chi ha creato un mercato malato».

Il comparto delle tv locali, ad esempio, è stato il più penalizzato dalla crisi economica, dagli ingenti investimenti per il passaggio al digitale terrestre, e anche dal colpevole ritardo nell’erogazione dei fondi pubblici. Secondo i dati di key4biz.it, più della metà delle prime 30 emittenti locali registrano conti in rosso con perdite complessive per 15,7 milioni di euro a fine 2011. Solo le prime tre, per dimensioni, hanno archiviato perdite per 8,5 milioni di euro. La crisi colpisce un settore che vale 600 milioni di euro, considerando le tv comunitarie e quelle interregionali. A questo bisogna, poi, aggiungere come nel caso dei fondi all’editoria, la diminuzione dei contributi che sono passati da 150 milioni a 35 milioni previsti per il 2014-2015.

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