Asta Frequenze, sfuma la gara miliardaria. I favoriti? Sky e l’Espresso

La bozza di regolamento sull’agognata gara per l’assegnazione delle frequenze tv recentemente pubblicata dall’Agcom pare non debba escludere nessun operatore. Ma secondo l’analisi di Massimo Sideri del Corriere della Sera, lo schema pubblicato dall’Authority potrebbe non ammettere (o almeno scoraggiare alla partecipazione) gli incumbent del mercato tv italiano (cioè Mediaset, Rai e anche Telecom Italia Media), soprattutto per i tre lotti in lizza con frequenze sotto 700 MHz e scadenza 31 dicembre 2032.

Il regolamento Agcom non parla di riserve degli stessi lotti, ma incrociando le esclusioni con gli obblighi di copertura e le garanzie che gli assegnatari devono avere ci sono solo due possibilità: Sky Italia di Rupert Murdoch e Rete A del Gruppo editoriale L’Espresso. Per ironia della sorte due storici nemici-concorrenti dell’ex premier Silvio Berlusconi che controlla Mediaset, principale esclusa. Alla prima, Sky Italia, dovrebbe andare il lotto L1 sui canali 6 e 7 UHF con copertura del 90% della popolazione, il multiplex più importante. A Rete A il lotto L2 (canale 25 UHF e 82% di copertura) e quello L3 (Ch 23-24-28 UHF con copertura del 78%). I due gruppi non hanno manifestato per adesso nessun interesse, quindi si tratta di assegnazioni potenziali. Nonostante questo è difficile pensare a un passo indietro di fronte a un’occasione così ghiotta. Anche perché, pur non venendo regalati come si voleva con la delibera del 2010 (nel famigerato e criticatissimo beauty contest ai tempi di Paolo Romani allo Sviluppo economico e di Corrado Calabrò all’Agcom) i lotti non saranno nemmeno strapagati.

Meno di un anno fa, quando il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, aveva congelato l’assegnazione gratuita era stata stimata da Mediobanca un’entrata tra 1,3 e 1,4 miliardi per lo Stato. A conti fatti si parla ora di 300 milioni comprese le 3 frequenze del lotto U, quelle il cui diritto d’uso scadrà il 31 dicembre del 2017, e che potrebbero anche andare deserte. Per queste infatti è già previsto un reindirizzamento verso la rete ultraveloce mobile (4G ed evoluzioni), in linea con la roadmap europea. Inoltre, sempre coerentemente con le richieste di Bruxelles (laddove richiesta è un eufemismo dato che si parla espressamente di condizioni per chiudere definitivamente l’infrazione n. 2005/5086 che si trascina dal 2006) le gare dovranno prevedere degli «sconti» per evitare di allontanare contendenti con minori capacità economiche che pure servono per raggiungere l’obiettivo di apertura del mercato.

È infatti questo il passaggio chiave per decriptare lo spinoso dossier sulle frequenze tv che la nuova Agcom si è trovato subito sulla scrivania dal primo giorno: l’infrazione europea è legata a una anomalia tutta italiana, non solo per quanto concerne la potenza di fuoco che un uomo, Berlusconi, si è trovato ad avere potendo influenzare da premier direttamente e indirettamente Mediaset e Rai. Ma anche per un passaggio dall’analogico al digitale terrestre che qui non ha cambiato le quote di mercato della tv italiana, in aperta antitesi con le capacità distruttive e rielaborative che il digitale sta mostrando negli altri settori, dalla musica all’editoria.

Peraltro, nonostante la questione fosse emersa durante la riunione presieduta dal presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani, mercoledì scorso, alla fine il cosiddetto must carry di contenuti in chiaro, cioè l’obbligo di non partire subito con una pay-tv, non è stato imposto ai multiplex riservati, rendendoli più attrattivi. In soldoni Sky Italia potrà eventualmente integrare il «mux» L1 nella sua piattaforma a pagamento. Resta da comprendere il lodo La7. Telecom Italia Media, pur avendo 3 multiplex rispetto al tetto massimo pari a 5, sarebbe stata esclusa in relazione ai rapporti con Telecom Italia. Ma anche l’eventuale vendita non dovrebbe cambiare le carte in tavola. Il gruppo risulta utilizzare una parte limitata delle 3 frequenze già controllate e, dunque, una ulteriore occupazione non garantirebbe un allargamento effettivo del mercato.

Fonte: Il Corriere della Sera

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