Numerazione LCN: troppi problemi per le nuove regole del telecomando

E’ pubblicata in Gazzetta ufficiale n. 245 del 19 ottobre 2012 la delibera n. 442/12/CONS, che sottopone a consultazione pubblica lo schema di provvedimento recante il nuovo piano di numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre (LCN), in chiaro e a pagamento, nonché le modalità di attribuzione dei numeri ai fornitori di servizi di media audiovisivi autorizzati alla diffusione di contenuti audiovisivi in tecnica digitale terrestre e relative condizioni di utilizzo.

Vedi qui in dettaglio le disposizioni per le numerazioni delle emittenti locali.

Ma secondo l’associazione di tv locali Aeranti-Corallo, restano numerose le problematiche che l’Agcom deve affrontare e risolvere. Innanzitutto la quantità di LCN previsti (complessivamente 216 tra il 1°, 2°, 3° e 6° arco di numerazione), identica a quella originariamente stabilita dalla delibera n. 366/10/CONS, annullata dalla Magistratura amministrativa, si è rivelata insufficiente per permettere, in ogni regione, l’operatività di tutti i fornitori di contenuti autorizzati. Occorrerebbero, quindi, almeno altre 100-150 numerazioni.

L’Agcom deve inoltre individuare le modalità per la definizione degli indici di ascolto (criterio richiamato nelle decisioni della Magistratura). Infatti, l’ipotesi delineata dallo schema di provvedimento sottoposto a consultazione non sembra tecnicamente percorribile, posto che i dati di ascolto dovrebbero essere quelli ante switch-off e posto che relativamente agli ultimi anni antecedenti lo switch-off (2006, 2007, 2008 e per molte regioni 2009 e 2010), Auditel dispone esclusivamente degli indici di ascolto delle imprese che ne hanno chiesto la rilevazione (meno del 20% del totale). Inoltre diverse imprese sono state rilevate solo in alcuni periodi. Occorrerebbe, altresì, comprendere quale sia il dato di ascolto cui l’Agcom intenderebbe fare riferimento ai fini delle graduatorie. Infine una nuova indagine di ascolto sarebbe sicuramente molto onerosa per le imprese e molto complessa sotto il profilo tecnico.

Occorre altresì rilevare che non viene indicato il criterio di riscontro dei dati relativi alle programmazioni; la storicità, inoltre, appare di difficile rilevazione per i periodi precedenti al censimento di cui alla legge n. 223/90 (legge “Mammì”). Lo schema di provvedimento non disciplina poi, le modalità per l’eventuale condivisione delle numerazioni da parte di fornitori di contenuti subregionali (fondamentale per l’uso efficiente del sistema sotto il profilo tecnico). Per le attribuzioni pluriregionali, inoltre, lo schema, pur avendo previsto bandi per macroaree, non definisce i criteri per l’individuazione delle stesse. Questi e altri i nodi che, secondo Aeranti-Corallo, l’Agcom dovrà sciogliere per l’emanazione del testo definitivo di provvedimento.

Fonte: TeleRadioFax del 20 ottobre 2012

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