Il Rapporto ONU sullo Stato della Banda Larga 2012

Entro il 2015 la lingua di Internet non sarà più l’inglese ma il cinese

La Broadband Commission for Digital Development, organismo dell’ITU e dell’ONU preposto allo sviluppo delle reti veloci, ha pubblicato la sua prima istantanea dello stato di diffusione della banda larga in tutto il mondo, paese per paese.

Il rapporto 2012 , intitolato “State of Broadband 2012 Report: Achieving Digital Inclusion for All“ traccia i progressi nello sviluppo della banda larga e delle reti super veloci NGN. Pubblicato dalla 67esima Assemblea Generale, al sesto meeting di New York City,  il rapporto fornisce la classifica relativa all’impatto economico, alla penetrazione, alla politica nazionale in materia di banda larga, all’accesso individuale e alle abitazioni collegate, in base ai dati raccolti in 177 paesi.

La ricerca è stata presentata dal Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, che ha definito la banda larga una «tecnologia di trasformazione che ha il potenziale per stimolare progressi nei tre pilastri dello sviluppo sostenibile: prosperità economica, inclusione sociale e sostenibilità ambientale». Il rapporto registra una forte crescita nell’accesso alla Rete da parte delle famiglie, anche se l’uso individuale continua a rimanere indietro. Gli analisti ITU ritengono, in particolare, che la banda larga mobile possa rivelarsi la piattaforma giusta per tornare in pista: «le reti a banda larga e dei servizi stanno trasformando il nostro modo di vita e la Commissione si impegna a garantire che i benefici siano a disposizione di tutti» ha detto Hamadoun Touré, segretario generale del’ITU, l’ufficio dell’Unione internazionale per le Telecomunicazioni. Anche la banda larga mobile offre servizi di m-health (salute in mobilità), formazione a distanza (Fad) e m-learning (l’e-learning via mobile), mente i pagamenti mobili o m-payment stanno per portare le micro-transazioni laddove finora c’era il baratto.

Il rapporto rileva, inoltre, un forte spostamento linguistico attualmente in corso on-line. Se i tassi di crescita attuali continuano, si legge nel rapporto, il numero di utenti che accedono a Internet prevalentemente in cinese supererà gli utenti di lingua inglese entro il 2015. Del resto, il sorpasso dei cybernauti cinesi su quelli statunitensi è già avvenuto da un pezzo. Inoltre Internet è un’affollata arena poliglotta e cosmopolita. Basta osservare che i servizi Linkedin, il social network per professionisti, sono disponibili in 17 lingue, Twitter in 21, Google Translate offre 63 lingueper traduzioni online, Facebook ha 70 versioni internazionali, mentre l’enciclopedia libera Wikipedia ha versioni fra le più localizzate, ben 285, più dei 193 paesi aderenti all’Onu.

Si prosegue, poi, nel delineare una varietà di modi in cui la banda larga potrà migliorare la vita delle persone in tutto il mondo, in ambito sanitario, della formazione a distanza, dei nuovi sistemi di pagamento, del lavoro femminile e per promuovere l’innovazione e l’acquisizione di nuove competenze.

Il documento, redatto dagli analisti dell’ITU, scommette sull’importanza delle partnership pubblico-privato per accelerare il cambiamento. Si rafforza anche una chiara necessità di una leadership politica per facilitare la diffusione della banda larga: oggi circa 119 paesi hanno un piano nazionale dedicato, ma c’è ancora molto da fare.

Nel rapporto, l’Italia si piazza 29esima nel mondo per penetrazione della banda larga fissa, con 22,8 contratti ogni cento abitanti. Per quanto riguarda la banda larga mobile, invece, l’Italia è al 35esimo, con 31,3 connessi su 100. Ai primi posti svettano Liechtenstein con 71,6% e Singapore con 110,9%. Nell’accesso a Internet, l’Italia è 47esima al 56,8%, contro l’89%e il 95% dei Paesi del Nord Europa, e contro il 79% della Francia, l’82% del Regno Unito e l’83% della Germania.

Il rapporto completo “State of Broadband 2012 Report: Achieving Digital Inclusion for All“ (qui scaricabile in pdf), realizzato in base ai dati statistici ricavati da interviste, contributi e materiale di supporto fornito da più di 20 esperti e dalle loro organizzazioni, è consultabile online sul sito della Broadband Commission.

Fonti: lastampa.it | itespresso.it

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