Frequenze tv, l’Italia lumaca fa arrabbiare l’UE

Avanti piano, anzi pianissimo sul bando di gara per l’assegnazione con asta pubblica delle sei frequenze televisive per il digitale terrestre, la cui vendita, secondo una stima di Mediobanca, potrebberendere allo Stato oltre un miliardo di euro. Tanto che adesso anche l’Unione europea sbatte i pugni sul tavolo.

Dopo i ritardi accumulati nei mesi scorsi, l’Agenzia per le garanzie nelle comunicazioni – alla quale il ministero per lo Sviluppo economico ha affidato il compito di redigere il disciplinare di gara – lo scorso 20 settembre ha licenziato una «prima bozza» di regolamento e non ancora il testo definitivo. La cosa lascia supporre un ulteriore “sforamento” dei tempi che aveva dettato il ministro Corrado Passera per arrivare al bando di gara e innervosisce il commissario Ue alla concorrenza, Joaquin Almunia, che ieri ha fatto sapere di voler «chiudere » il caso con le autorità italiane «il prima possibile», visto che si tratta di una «lunga storia». I servizi Antitrust Ue hanno infatti aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia nel 2006, e non potranno chiuderla sino a quando non verrà trovata una soluzione in linea con le norme Ue sulla concorrenza.

Ma facciamo un passo indietro. Dopo la decisione del Ministero dello Sviluppo economico di azzerare il “beauty contest”, ossia la concessione gratuita dei canali a chi hai requisiti( di fatto Mediaset e Rai), il governo aveva detto che intendeva procedere di corsa con la gara, fissandoun termine perentorio: 120 giorni, a partire dal 28 aprile scorso, per l’asta pubblica. Ma la procedura, affidata appunto all’Agcom,si è subito inceppata e non solo per il ricorso presentato da Mediaset al Tar del Lazio. Ufficialmente, perché essendosi insediato il nuovo consiglio d’amministrazione a luglio, e con le ferie estive in mezzo, non c’era il tempo materiale per elaborare un testo dal quale dipenderanno i futuri equilibri del mercato televisivo italiano. In realtà, sotto le pressioni dei partiti (il Pdl è presente nel cda con due commissari, mentre Pd e Udc ne hanno uno a testa), il regolamento, nelle mani dell’Agcom, è diventato una sorta di tela di Penelope.

I nodi da sciogliere sono sempre quelli: ad esempio, per quanto tempo assegnare le frequenze? Quante si potranno assegnare ad un unico operatore? E Mediaset potrà partecipare? Domande ancora senza risposta. La bozza approvata è stata “fatta e disfatta” più volte, allungando i tempi a dismisura. Non è esattamente ciò che si aspettava Passera che non a caso ha sollecitato più volte Agcom ad accelerare i tempi. Fine agosto doveva essere la data limite. Ma nelle scorse settimane un “gentleman agreement” tra gli uffici competenti dell’Agcom e quelli del Ministero dello Sviluppo economico, ha spostato la scadenza a fine novembre.

Avanti di questo passo, la gara rischia seriamente di slittare al 2013 quando, nel pieno della campagna elettorale, le spinte contrapposte dei partiti potrebbero paralizzare definitivamente il lavoro dell’Agcom. Che già oggi si trova ad affrontare un altro guaio inatteso. Roberto Viola, il direttore generale che per anni è stato un punto di riferimento tecnicoegiuridico dell’Autorità, è andato a Bruxelles a ricoprire il ruolo di vicedirettore generale dell’importante direzione ICT (Information and communication technology), lasciando un vuoto difficile da colmare. In attesa di un successore, l’interim è stato assegnato al vicesegretario generale vicario Antonio Perrucci, uomo di competenze soprattutto telefoniche. Che potrebbe essere affiancato una persona esperta sui media. Il nome più gettonato è quello di Laura Aria che firmò il testo del “beauty contest” (durante il governo Berlusconi) e in particolare la parte disciplinareche disponeva l’assegnazione delle frequenze migliori senza bisogno di gara, regalando di fatto il multiplex a Mediaset e Rai.

Insomma, il Cavaliere è tutt’altro che tagliato fuori dalla partita e per tutelarsi, lo scorso luglio ha fatto confermare con i voti della Camera, nel cda dell’Authority, quell’Antonio Martusciello, già manager dell’agenzia pubblicitaria Publitalia, tra i fondatori di Forza Italia e viceministro del governo Berlusconi dal 2005 al 2006. Un uomo, una garanzia.

Fonte: Il Secolo XIX

Scritto da