Continuano i disservizi del digitale terrestre in tutto il paese (1)

cartello pubblicitario sul digitale terrestre

Niente da fare. La rivoluzione della tv digitale terrestre pare proprio un grande flop. Eppure dalla transizione avviata nel lontano 2008 e terminata il 4 luglio scorso, ci si aspettava un’evoluzione tecnologica che avrebbe portato innovazione, interattività e benefici televisivi. Invece, a mesi dalla fine del passaggio, si contano tantissimi problemi e disagi tra l’utenza televisiva nazionale, che si è trovata da un giorno all’altro priva dei propri canali e programmi preferiti.

Repubblica ieri mattina ha pubblicato un’inchiesta sullo stato della nuova tv che dimostra ancora una volte (come più volte segnalato da Tv Digital Divide) i gravi disservizi e i danni subiti dalla popolazione e dalle imprese del settore. Lo testimoniano le chiamate al numero verde attivato dal Ministero dello Sviluppo Economico (800.022.000) che tra settembre 2011 e agosto 2012 (periodo in cui sono stati effettuati due switch-off per 22 milioni di abitanti) sono state circa 270mila, di cui 95mila per informazioni generali, 52mila per assistenza tecnica sul decoder, 50mila per problemi di ricezione di rete e 72mila per altri problemi.

«Le chiamate sono diminuite nell’ultimo anno, basti pensare che nel 2009 solo per lo switch-off di Roma e provincia (3,5 milioni di utenti) abbiamo ricevuto oltre 93mila chiamate – fanno sapere dal Ministero -. Nell’ultimo anno solo il 25% delle chiamate riguarda problemi di sintonizzazione del decoder, prima era il 40%. Spesso quando mandiamo i tecnici Raiway nel caso di segnalazioni sulle reti Rai, esce fuori che è un problema di antenna. Il fatto è che mentre con l’analogico il segnale male o bene arrivava, col digitale o arriva perfettamente o non arriva affatto». Le chiamate sono diminuite anche perchè il famigerato Call Center del Ministero non riusciva nella maggior parte dei casi a fornire informazioni utili all’utenza in difficoltà, aggiungo io.

L’Agcom conferma: «Le chiamate sono diminuite, ma i problemi ci sono ancora. L’alto numero di emittenti locali (in Sicilia, Lombardia, Lazio e Campania) ha complicato il riordino delle frequenze. Per risolvere questi problemi sono stati fatti dei grandi investimenti anche infrastrutturali ma per sfruttare al meglio le potenzialità del digitale occorrono nuovi impianti e non so quanti operatori siano stati così lungimiranti da farlo».

Il passaggio al dtt ha messo in crisi il settore delle tv locali, sia per il taglio di 20 milioni dei finanziamenti previsto dalla spending review nel 2013 e 30 nel 2014, sia perché tra i criteri di assegnazione delle frequenze c’era l’obbligo di garantire almeno sei programmi. Con costi enormi per le piccole realtà che vedono anche la migrazione pubblicitaria verso Rai e Mediaset. Proprio i network che più facilmente “spariscono” dai teleschermi degli italiani. Così i cittadini chiedono di avere indietro i soldi del canone: «Il fenomeno dei disagi c’è, anche se sta diminuendo – dice Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo – La cosa più difficile è spiegare ai cittadini che il canone Rai non può essere inteso come diretto corrispettivo del servizio reso con il digitale».

Fonte : repubblica.it

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