Asta Frequenze: slitta la gara e mancano i canali da liberare

Si complica nuovamente la controversa vicenda della famosa asta per le frequenze tv. Una gara pubblica annunciata e promessa dal governo Monti in sostituzione del famigerato concorso di bellezza che avrebbe potuto regalare altri canali televisivi a Mediaset e Rai.

Ora il nuovo stop arriva da numerose problematiche: dalla recente sentenza del Tar del Lazio a favore di Europa 7 che assegna una nuova frequenza trasmissibile dal ripetitore di Monte Penice, alla faticosa liberazione dei canali 61-69 UHF da parte delle emittenti locali (che attendono gli indennizzi), fino alle recenti e controverse concessioni ventennali gratuite di frequenze alle tv nazionali.

Il decreto fiscale, convertito nella legge 44 del 26 aprile 2012, prevede una gara pubblica (un’asta al rialzo) per assegnare le 6 frequenze del defunto Beauty Contest ideato dell’ex ministro delle comunicazioni Paolo Romani. Ma il termine per la definizione dell’asta, afferma Marco Mele dalle colonne de Il Sole 24 Ore,  scade il 28 agosto (cioè 120 giorni dopo la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale), una data impossibile da rispettare. Perchè non ci sono i tempi per la definizione e l’approvazione di un bando e di un disciplinare di gara da parte dell’Agcom, e perchè inoltre non vi sono i tempi necessari per l’approvazione degli stessi da parte della Commissione Europea. Per questo motivo arriverà quasi sicuramente dal governo una norma che faccia slittare il termine di almeno due-tre mesi (ancora).

Ma i problemi dell’agognata asta per le frequenze, che vorrebbe assicurare l’uso efficiente e la valorizzazione economica dello spettro radio, non finiscono di certo qui. Una recente sentenza del Tar del Lazio ha imposto al Ministero dello Sviluppo economico l’assegnazione di nuove frequenze a Europa 7. Il 31 luglio il Tar ha dovuto infatti nominare un commissario ad acta per consentire all’emittente di Francesco Di Stefano di utilizzare dei canali per trasmettere senza interferenze dall’impianto di Monte Penice, sull’Appennino Ligure. Il Ministero è stato commissariato per non aver eseguito l’ordinanza del Tar che impone l’assegnazione di ulteriori frequenze oltre alla banda 8 VHF già concessa a fine 2008.

Da quando il commissario sarà operativo, il Ministero dovrà pagare 1.500 euro al giorno a Europa 7, sino all’esecuzione dell’ordinanza. Ma purtroppo sul ripetitore di Monte Penice le uniche frequenze libere sono quelle destinate alla futura asta pubblica onerosa. Se una andrà a Europa 7 e i canali 49 e 60 UHF verranno occupati dal 2015 dai servizi a banda larga mobile, si verificherà un grave problema di scarsità di spettro, che come al solito potrebbe essere risolto con l’ennesimo esproprio di frequenze alle malcapitate tv locali. Senza contare le ulteriori difficoltà dell’uso delle frequenze assegnate per 20 anni che andranno a interferire con i canali trasmessi dai paesi confinanti.

Per Marco Mele quindi l’asta rischia di divenire un grande flop, e difficilmente potrà fruttare i ricavi stimati per un miliardo e mezzo. Non perchè le frequenze non valgano, ma perchè il sistema televisivo nazionale è troppo concentrato, troppo povero e troppo poco pluralista per mantenere la promessa (del ministro Passera) di un’asta che è stata concepita per sostituire il regalo del Beauty Contest e per aprire il mercato televisivo nostrano dominato dal duopolio Rai-Mediaset.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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