Mediaset in difficoltà cede un pezzo di Videotime

I vertici di Mediaset in questi ultimi anni hanno sempre smentito la possibilità di intervenire sugli organici aziendali (al 31 marzo i dipendenti erano 6.158, 24 in meno rispetto all’anno precedente). Martedì 10 luglio, scrive MF, l’azienda ha comunicato la volontà di cedere il ramo d’azienda composto dalle dieci sedi regionali di Videotime, la società che dal 1981 si occupa dell’ideazione, progettazione e realizzazione dei programmi televisivi di Canale 5, Italia 1 e Rete 4, oltre al mantenimento tecnologico degli studi.

Così i rappresentanti sindacati di Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uilm, hanno «espresso il loro dissenso su tale iniziativa» e chiesto «un incontro immediato, già previsto nella giornata di oggi». In particolare, secondo quanto ricostruito in ambienti sindacali, il progetto di Mediaset sarebbe quello di scorporare da Videotime le sedi di Torino, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Ascoli, Napoli, Bari, Cagliari e Palermo, con relativi dipendenti, per conferirle in una newco, tale Ten-Eleven srl, che nel frattempo sarebbe stata creata ad hoc da un ex dirigente del Biscione degli anni ’80-’90. Sul tavolo ci sono le sorti di 74 lavoratori (da operatori di ripresa a montatori), solo l’1% della forza lavoro complessiva di Mediaset, e poco più del 6% dell’organico di Videotime (oltre mille dipendenti, concentrati a Milano).

L’azienda ha spiegato che per saturare ed efficientare il lavoro dei tecnici è obbligata a esternalizzare Videotime. Informalmente i dirigenti hanno fatto sapere che si attendono risparmi per 2,5 milioni di euro in poco più di due anni. Cifra così bassa, replicano i sindacati, che si poteva ottenere accettando sacrifici  al prossimo rinnovo, senza toccare i posti di lavoro. La mossa di Mediaset, secondo i sindacati, è più che altro un chiaro segnale rivolto agli azionisti, per dare un cambio di rotta alla nave che, anche se non sta affondando, sicuramente è in brutte acque.

Oggi l’indebitamento del Biscione è poco più alto di quello del 2003 (2 miliardi contro 1,7), e se andiamo invece al 2005 vediamo dividendi molto ricchi, oltre un miliardo. Per ora le sedi di Milano e Roma sono escluse, ma si temono esuberi anche li, visto che presto approderà il Dalet, sistema di montaggio utilizzato direttamente dai giornalisti, che toglie senso alla figura dei tecnici.

Gli stessi giornalisti temono di essere coinvolti: dalla super agenzia News Mediaset (che fornisce servizi a Studio Aperto, TG4, TGCom24 e TG5) alcuni ipotizzano una futura esternalizzazione di quasi tutto il settore, lasciando poche decine di redattori dentro ciascuna testata.

Fonti: MF | Manifesto

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