Nomine Rai: arriva il commissariamento “tecnico”, si apre la battaglia per il Cda

Venerdì sono arrivati finalmente i nomi dei primi nuovi dirigenti Rai, “tecnicamente” selezionati dal governo Monti. Nomine che hanno subito scatenato un putiferio politico sull’intricata e interessata questione della governace della tv di Stato. Monti ha scelto Luigi Gubitosi come direttore generale per sostituire Lorenza Lei, fomentando le ire del Pdl e di Berlusconi. E ha indicato Anna Maria Tarantola come nuovo presidente.

Secondo il Corriere della Sera, dopo le proteste, già da ieri è prevalsa la linea del dialogo e dell’apertura. Angelino Alfano però svela un’irritazione ancora viva: «Sono ottimi nomi su cui non abbiamo nulla da obiettare. Ma ci chiediamo perché sia stata sostituita la dottoressa Lei, che ha ottenuto ottimi risultati». Proprio la mancata conferma dell’attuale dg fa andare su tutte le furie il partito di Berlusconi. Mentre Corrado Passera ha insistito sul fatto che la professionalità della Tarantola «può garantire governance, indipendenza e può tirar fuori tutte le energie che l’azienda ha dentro di sé e non ha potuto ancora valorizzare pienamente».

Il teatro delle operazioni si sposta in Commissione di Vigilanza. Martedì è previsto l’ufficio di presidenza della commissione, che dovrà riunirsi sotto la presidenza di Sergio Zavoli per trasformarsi in seggio ed eleggere i sette consiglieri mancanti dopo l’indicazione da parte di Mario Monti del presidente e del consigliere per il ministero dell’Economia (Marco Pinto). Il Pd conferma la sua linea di astensione dal voto. Tecnicamente sarebbe impossibile votare il solo presidente perché l’attuale legge Gasparri al comma 5 dell’articolo 20 prevede che la sua nomina è effettuata dal consiglio nell’ambito dei suoi membri e diviene efficace dopo l’acquisizione del parere favorevole, espresso a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, della Commissione di Vigilanza. Quindi occorre un Consiglio per nominare un presidente. E occorre sempre un consiglio per affidare al presidente il compito di cercare l’intesa col ministero dell’Economia.

Ma si sta facendo strada un’ipotesi, sempre secondo il Corriere, sulla “falsa” riga delle nomine Agcom: la società civile (associazioni, sindacati, università) potrebbe suggerire pubblicamente, e in modo dichiaratamente trasparente, alla stessa commissione di Vigilanza candidature slegate dall’apparato partitico, magari di livello analogo alle nomine di Monti. E la Commissione potrebbe pubblicarli online. Una soluzione che puzza di truffa esattamente come quella adottata per le Authority, che nasconde la solita lottizzazione partitica. Se davvero il Pd decidesse di non votare, sul tavolo resterebbero solo due ipotesi: Pdl, Udc e (forse) Idv votano il nuovo Consiglio. Oppure si verificherebbe il blocco del ricambio al vertice, che diventerebbe a quel punto inevitabile con la conseguente caduta delle candidature e la proroga del Consiglio scaduto a norma di Codice Civile.

«I soloni del governo — attacca l’ex ministro Paolo Romani — hanno preso delle “toppe” clamorose. Hanno nominato il dg da soli e non potevano, hanno cambiato lo Statuto e non potevano, per cui se ora il presidente non avrà i 2/3 mi dispiace per loro». La soluzione ipotizzata da Romani è che, al posto della Tarantola, sulla poltrona più alta «vada il consigliere anziano del Cda, come fu al tempo di Sandro Curzi». Alessio Butti, capogruppo del Pdl in Vigilanza, critica le scelte: «Con queste nomine decise da Monti e con l’indicazione di un Consigliere che è dipendente del ministero dell’Economia, il governo non vuole forse governare la Rai?». Per paradosso è la stessa obiezione avanzata da Giorgio Merlo, del Pd: «Abbiamo appreso che il dg è già nominato e il presidente già indicato. Di fatto c’è stato un commissariamento dell’azienda».

Giuseppe Giulietti parla di un «commissariamento mascherato» e si rammarica perché «da un metodo inquinato non potranno che discendere risultati inquinanti. Si profila una ripetizione dello spettacolo già andato in scena in occasione delle recenti nomine per le Autorità di garanzia». All’attacco anche di Antonio Di Pietro: «Monti con le nomine fatte ieri per la Rai rappresenta i poteri forti. Dopo che aveva detto che i poteri forti lo avevano abbandonato, subito ha nominato rappresentanti di poteri forti».

Fonti: La Repubblica | Il Corriere della Sera

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