Frequenze tv: l’Italia “distruba” l’Africa

La nuova Agcom, ancora tutta da definire, dovrà affrontare, tra le tante, due questioni spinose: la regolamentazione sul diritto d’autore online e l’asta per le frequenze tv. Sulle regole per il Copyright online l’Authority resta in attesa di una legge ad hoc dell’esecutivo tecnico. Per quanto concerne la gara pubblica per i canali tv, sarà invece compito proprio dell’Agcom definire la forma e le istruzioni della nuova asta, nata dalle ceneri del famigerato Beauty Contest.

Edoardo Segantini (sul CorrierEconomia di oggi) ci racconta che in un saggio pubblicato sull’ultimo numero di Limes, il professor Antonio Sassano (esperto di frequenze) spiega che il caos dell’etere italiano sta portando l’Italia in una condizione di “fuori legge” nei confronti dei Paesi africani. In sintesi le trasmissioni nostrane disturbano da tempo le frequenze usate dall’Africa.

Il Continente Nero, secondo uno studio ATKearney, nel settembre 2011 ha raggiunto la vetta di 620 milioni di connessioni mobili (nel 2000 erano 17 milioni). Una cifra superiore al totale delle linee mobili in Europa e in America e seconda solo a quella dell’Asia. Un vero e proprio leapfrogging — il salto della rana, come lo chiamano gli economisti — che consente all’Africa di superare, con un balzo, la generazione tecnologica della telefonia fissa. Tasso di penetrazione al 65% e, dato ancor più sorprendente, un vero e proprio boom del traffico dati, che per esempio in Kenya sale al 26% dei ricavi complessivi.

La primavera araba in Egitto e Tunisia ha trovato in questa piattaforma tecnologica un trampolino di lancio per far partire i propri tweet e i messaggi di libertà su Facebook. Finora, scrive Sassano, il Far West italiano delle frequenze, nocivo per noi, in qualche caso può aver «beneficiato» i Paesi che si specchiano nel Mediterraneo irradiando le nostre trasmissioni. Adesso però questo ruolo disturba e non ci sarà più consentito.

Alla Conferenza Wrc12 di Ginevra del febbraio scorso siamo stati quasi «processati» per le interferenze illecite generate dai nostri potenti trasmettitori televisivi. Che cosa non rende più graditi i nostri show? L’esigenza, da parte dei Paesi africani, di usare le proprie frequenze per le reti mobili a banda larga senza subire appunto le nostre interferenze. Da qui la pressione sull’Italia perché metta ordine nel suo spettro radio. Possibilmente in fretta.

Fonte: CorrierEconomia

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