Di Stefano (Europa7): “L’asta per le frequenze è un fiasco, non apre il mercato tv”

La travagliata storia di Europa 7 ha inizio nel lontano 1999 quando l’emittente di Francesco Di Stefano vince una gara pubblica e ottiene (senza mai averle) le frequenze tv per trasmettere i suoi programmi. Da allora sono passati più di 10 anni di infiniti procedimenti giudiziari e ricorsi. Di continui inciuci e rimandi da parte dei governi e dei ministeri pro-Mediaset.

Nel 2010, dopo l’avvento del digitale terrestre, Di Stefano ottiene dallo Stato l’agognata frequenza tra le pressioni dell’UE e il cambiamento tecnologico. Oggi alla luce dei nuovi risvolti (e degli indissolubili  conflitti di interesse) della tv digitale, l’imprenditore abruzzese continua la sua personalissima lotta, con ricorsi contro l’annullamento del beauty contest e per la richiesta di nuove frequenze, contro un sistema chiuso e duopolistico come quello del mercato televisivo italiano.

«Non occorre fare sofisticate previsioni oppure ragionamenti burocratici, – afferma Di Stefano intervistato da Carlo Tecce sul Fatto Quotidiano – l’azzeramento del beauty contest non aiuta il pluralismo italiano. L’asta sarà un fiasco: non cambia niente, i piccoli non crescono, i nuovi non entrano, i monopolisti godono. Vi siete chiesti perché Mediaset ha protestato così timidamente?. Facciamo un salto indietro nel tempo. Il famoso beauty contest, che doveva assegnare gratuitamente le frequenze, viene pensato perché l’Europa aveva aperto una procedura d’infrazione (rischio multe milionarie – ndr) che diceva che la Gasparri aveva fatto un disastro ammazzando la concorrenza. Non finisce qui».

«E anche a Bruxelles – aggiunge l’imprenditore – C’era stata pure una sentenza storica che riguardava Europa 7: la Corte di Giustizia europea spiegava che le storture causate con la legge Gasparri andavano sistemate e il mercato finalmente aperto». Nonostante la distorsione della televisione italiana e le sanzioni pendenti dalla Commissione europea il governo di Silvio Berlusconi istituisce il famoso concorso di bellezza, con regali annessi. «L’errore sta in quell’atto sciagurato. – commenta Di Stefano – Mediaset e Rai, i monopolisti, non dovevano partecipare: non potevano. Il beauty contest serviva per le società, italiane o straniere, che potevano rinfrescare un quadro immobile con il Biscione e viale Mazzini a spartirsi ascolti e pubblicità».

Cosa dovrebbe fare allora il governo? Domanda Tecce. «Il premier Mario Monti e il ministro Corrado Passera conoscono benissimo la materia. Sanno perfettamente che una parte di quelle frequenze in gara, fra poco, cioè nel 2015, sono riservate agli operatori telefonici. La soluzione è semplice: Rai e Mediaset non possono iscriversi, le frequenze disponibili vanno a quelli danneggiati come me oppure a quelli che vogliono investire». «Non credo che Telecom Italia Media (La7) o Rai saranno dei giochi. L’unico dubbio forse è Sky, che sarebbe anche l’unico timore di Mediaset. Quando Fedele Confalonieri avrà la certezza che il campo sarà libero, terrà la sua azienda fuori: al Biscione possono interessare nuove frequenze per impedire che vadano la concorrenza, altrimenti può farne a meno».

Nonostante le vibranti e iniziali proteste di Mediaset, il Biscione attende qualcosa. «Questo è l’ennesimo regalo. Confalonieri si finge vittima perché intuisce e spera che le frequenze per la tv sul telefonino (DVB-H -ndr) saranno convertite al digitale terrestre. Identico omaggio per la Rai. – continua Di Stefano -Il rischio c’era anche con il beauty contest, perché ora fanno questa scenata?».

Secondo il patron di Europa 7 HD l’asta per le tv non avrà nessun esito, dato che rimarrà deserta. «Semmai fra chissà quanti anni verranno coinvolti i telefonici. Fra avere più frequenze e misurarsi con la concorrenza, Mediaset preferisce la prima scelta. Anche la Commissione europea ha colpe gravissime. La procedura d’infrazione è stata attivata sei anni fa, sono maestri nel perdere tempo e nel cincischiare. Non dimenticherò facilmente l’ex ministro Paolo Gentiloni che difesa le legge Gasparri a Bruxelles. La Commissione per la concorrenza non ha più alibi».

Domanda finale di Tecce. Europa 7 farà l’asta? «Non ci penso nemmeno, faremo i nostri ricorsi. Noi avevamo vinto il beauty contest, ci avevano messo in un lotto vuoto perché in Italia neppure tentano di fare televisioni. Mi dispiace perché l’ultimo treno è passato, e il mercato televisivo italiano sarà sempre lontano dai principi di un paese europeo: la concorrenza ce la sogniamo».

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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