Guerra tv locali: mercoledì le decisioni del Tar sull’esproprio delle frequenze

Si conoscerà mercoledì la decisione del Tar del Lazio sugli indennizzi per le tv locali che andranno a liberare le frequenze vendute nell’asta LTE alle compagnie telefoniche. Il prossimo 18 aprile, infatti, il Tribunale amministrativo dovrà decidere se confermare o revocare il provvedimento di sospensione del decreto del 23 gennaio scorso chiesto nei recorsi di alcune emittenti locali e accordato dal Tar.

Di fatto i giudici amministrativi hanno bloccato il decreto del governo che dava il via libera all’assegnazione dei canali 61-69 UHF, acquistati dagli operatori tlc nell’asta 4G per la banda larga mobile del settembre scorso (che ha portato nelle casse dello Stato 3,9 miliardi di euro). Il decreto assegnava alle emittenti locali 175 milioni di indennizzi per lasciare volontariamente i multiplex digitali occupati. La sospensione è stata disposta fino all’udienza di trattazione collegiale del 18 aprile da parte del Tar.

Sulla strada del decreto ci sarà in settimana anche la mozione del Pd in tema di frequenze tv che sarà discussa in aula alla Camera con altre mozioni abbinate: si chiede che le tv locali che avrebbero dovuto cedere le proprie frequenze agli operatori di tlc dopo l’asta LTE (dietro indennizzo o consorziandosi) non siano più “espropriate“. Ma che della necessità di frequenze si facciano carico anche le emittenti nazionali.

«E’ inaccettabile – si legge nella mozione del Pd – che le frequenze destinate agli operatori della telefonia mobile siano espropriate solo alle emittenti locali; la riduzione sia così corretta: un terzo a carico delle tv locali e due terzi a carico di quelle nazionali; e nelle aree del Paese dove ciò non possibile, la proporzione sia ripristinata assegnando alle emittenti locali parte delle frequenze non più destinate al beauty contest». La mozione è a firma dei deputati Vinicio Peluffo, Michele Meta, Sandra Zampa e Paolo Gentiloni. Nella mozione i risarcimenti destinati dal decreto alle tv locali sono definiti “insufficienti” e si chiede un tavolo di confronto.

Fonte: AdnKronos

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