Frequenze tv: partono le trattative per la nuova asta

L’asta delle frequenze tv s’ha da fare, se pur spacchettata e a breve termine. Lo ho dichiarato ieri il ministro Corrado Passera che ha definitivamente affossato il concorso di bellezza che avrebbe regalato i canali a Mediaset e Rai.

L’annuncio della partenza della nuova gara che metterà in vendita i 6 multiplex a potenziali nuovi operatori del mercato tv italiano, secondo La Repubblica, non ha però provocato le solite barricate del Pdl. Anzi dalla sedi del partito delle libertà e dai vertici di Cologno Monzese traspaiono delle posizioni di attesa, quasi di apertura verso la soluzione che Passera proprorrà intorno al 20 aprile. Persino Gasparri invita alla calma le sue truppe.

L’impressione di Goffredo De Marchis, nel suo articolo di stamane, è che il Pdl sia in piena trattativa. La mediazione col governo punta ad allungare i termini di assegnazione dei canali 54, 55, 58 UHF almeno fino al 2018, cioè di quelle frequenze in banda 700 MHz che dovrebbero essere destinate ad uso della banda larga mobile dopo il 2015. Ma le trattative vertono anche sulla forma della nuova asta, se sarà sdoppiata tra le tv e le compagnie delle telecomunicazioni, e sui canoni d’affitto delle stesse frequenze. Mediaset infatti chiede di non pagare più quell’1% del suo fatturato (32 milioni l’anno) per il canone d’uso dei canali.

Secondo Carlo Tecce del Fatto Quotidiano una nuova asta onerosa per le televisioni rischia però di rimanere tristemente deserta. La Rai ha le casse vuote; il colosso del satellite Sky ritiratosi tempo fa dalla lotta è fuori dai giochi; Telecom Italia è notoriamente poco propensa ad investire denaro sulla partecipata televisiva TI Media, anzi è alla ricerca di un partner industriale. Tutto ruota ancora intorno a Mediaset, sempre più affamata di frequenze. Biscione che vorrebbe mettere le mani su almeno uno dei tre multiplex più pregiati.

Ma le grane tecniche nella nuova asta delle frequenze del governo Monti non finiscono qui: alla contrattazione con Mediaset si aggiungono infatti i numerosi ricorsi avviati dai partecipanti e le minacce di Centro Europa 7. La tv di Francesco Di Stefano si dichiara pronta a denunciare eventuali irregolarità al commissario alla concorrenza UE Joaquin Almunia, che continua a sorvegliare dall’alto l’intricato e caotico dividendo digitale del Bel Paese.

Fonti: La Repubblica | Il Fatto Quotidiano

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