Copyright: la Germania ci prova con l’equo compenso del Web

Il governo tedesco di Angela Merkel ha trovato la ricetta in salsa germanica per tutelare il Copyright in Rete. Sul tavolo della cancelliera la coalizione di governo di Berlino ha pronta una bozza rivoluzionaria che ha suscitato l’immediata reazione negativa dei colossi di Internet (Google, Facebook e compagnia bella): una tassa all’italiana da far pagare proprio ai big del Web.

Il piano tedesco anti-pirateria è custodito in una legge da varare entro l’estate che dovrebbe far pagare alle Web Company e agli Internet Service Provider una commissione a gettone per ogni notizia o brano di notizia giornalistica fruibile liberamente in Rete. La legge, che dovrebbe applicare una sorta di equo compenso fino ad un anno dalla pubblicazione della notizia, ha subito alcune critiche anche dalla Federazione tedesca degli editori e da Springer, una delle più grandi aziende editoriali della Germania, anche perchè rischia di deprimere pesantemente il mercato delle tlc e quello dell’informazione  giornalistica.

Roberto Sommella dalle colonne di MF suggerisce al governo italiano e all’Agcom, che ha recentemente richiesto una legge ad hoc sulla materia al Parlamento e allo stesso esecutivo, di seguire la difficile strada intrepresa dalla Merkel per tarpare le ali allo spettro (sovente gonfiato a dismisura) della pirateria online.

Nessuno tra questi dinosauri dell’editoria e delle istituzioni, piombati “a loro insaputa” nella Società dell’Informazione, ha ancora capito che il Copyright così com’è (che riserva tutti i diritti) non potrà mai essere protetto in modo adeguato sulle autostrade telematiche e sul Web. Neppure con le leggi più repressive e di stretto controllo e di ultrasorveglianza, a meno che non si vada a distruggere Internet così come oggi la conosciamo, imbrigliando la sua straordinaria caratteristica di neutralità e negando la libertà che la Rete regala ai suoi utenti, alle imprese e agli stessi Paesi. Nessuno tra questi difensori di un diritto legittimo, ma anacronistico, comprende almeno in parte l’esigenza di adottare nuovi modelli di protezione per i diritti delle opere d’ingegno (come ad esempio i famosi Copyleft), e nuovi modelli di sviluppo economico e di business più vicini alle caratteristiche dell‘economia della Rete.

Le confederazioni commerciali, i governi nazionali e internazionali, le istituzioni di garanzia, i consorzi di multinazionali comunque vanno avanti senza alcun discernimento, erigendo e fomentando regole di controllo e provvedimenti repressivi, dall’ACTA al SOPA, dall’Hadopi alle leggi allucinanti proposte dai governi italiani, in una corsa al passato che potrebbe concludersi nel preannuciato collasso globale del settore. Una probabilissima fine che ricorda molto da vicino l’ostinato mantenimento dello status quo delle attuali, scellerate e autodistruttive regole del sistema economico.

Fonte : MF

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