Servizio Pubblico e il crollo di ascolti dei talk show

La crisi di share non risparmia proprio nessuno. Gli ascolti dei talk show tv tendono al ribasso e anche le novità in palinsesto non riescono a decollare. Non fa eccezione la trasmissione multipiattaforma di Michele Santoro che, nonostante un avvio spumeggiante nelle prime puntate del 2011 (sopra il 12% di share), paga oggi l’assordante uscita di scena di Berlusconi dal carrozzone mediatico della politica.

Nell’ultima puntata del 15 marzo di Servizio Pubblico infatti gli ascolti continuano a scendere: solo 6% di share e 1.290.00 di spettatori. Sul canale Cielo raggiunge l’1,72% di share (400 mila spettatori medi), mantenendosi comunque a buoni livelli di ascolto. Mentre è sensibile il calo sul network di tv locali: 698 mila spettatori medi. Il programma ha fatto registrare un ascolto medio di 191.929 spettatori (587.326 spettatori unici) su satellite di Sky TG24 Eventi.

Ma va ancora peggio per la concorrenza e per gli esordienti. Come il debutto televisivo di Robinson condotto da Luisella Costamagna che venerdì scorso ha raggiunto solo 3,70% di share. Non è andata meglio a Le invasioni barbariche di Daria Bignardi che ha registrato il 3,25% e The Show must go off di Serena Dandini che sabato si è fermato all’1,99%. Giovedì invece Piazzapulita condotto da Corrado Formigli ha fatto il 4,20%.

Numeri spesso scivolati sotto il 10% per Matrix su Canale 5, regolarmente superato da Porta a Porta. Il programma di Bruno Vespa regge la gara degli ascolti con una media a febbraio del 12,90% mentre Ballarò di Giovanni Floris su Raitre è stato seguito per due mesi consecutivi da meno di quattro milioni di spettatori. Un record in negativo mai sfiorato nell’ultimo anno. Pollice verso anche per L’Infedele di Gad Lerner che dalla chiusura della stagione a giugno ha dimezzato gli ascolti e si è assestato sul 4%. Con la media più bassa da marzo 2011. Numeri in calo anche per In Onda, che nella media degli ultimi tre mesi non è riuscito a sorpassare i 700mila telespettatori e Otto e mezzo che, nonostante a inizio stagione facesse quasi il 7% di share, dopo gennaio è sceso al 5%.

Il calo di interesse per il format prosegue di pari passo con il fiorire di alternative su web e digitale terrestre che hanno moltiplicato le scelte per il pubblico. E lo hanno frammentato. Ma il format tv del talk è usurato soprattutto dalle tematiche della politica che, dopo l’uscita di scena di Silvio Berlusconi, non attirano più milioni di spettatori. Secondo Eleonora Bianchini del Fatto Quotidiano riesce invece a tenere chi, popolare o di nicchia, ha capito che il vento politico ha cambiato e si è di conseguenza adattato alle esigenze di informazione di chi siede davanti alla tv. Ma, a mio parere, sono la sfiducia nelle istituzioni e il disinteresse alla politica dei cittadini, che tra tanti stenti tirano avanti per finire il mese, i motivi fondanti che determinano la notevole disaffezione ai programmi di dibattito politico.

L’ascolto differito sul web (che caratterizza ad esempio Servizio Pubblico di Santoro) incide solo in piccola parte sul crollo verticale di ascolti tv del format, che è forse proposto in modo eccessivo sui palinesesti della televisione italiana. «Dal lunedì alla domenica, la tv non fa che proporre talk show – osserva Alberto Marinelli, docente di teoria della comunicazione e dei nuovi media dell’università La Sapienza di Roma – e il pubblico rifiuta un’offerta ripetitiva. La crisi di ascolti, però, è legata anche all’esaurimento del format, che non ha saputo rinnovarsi. Non c’è aria di novità davanti ai dibattiti serali». Con Berlusconi «il pubblico era diviso in tifoserie, chi era con lui o chi era contro di lui», ma oggi il governo Monti «ha posto temi più complessi che non si trasformano necessariamente in ascolti». E poi mancano anche giornalisti “graffianti”, motivo in più per cui il ribasso «non può essere attribuito a un travaso di pubblico dal tv al web».

Anche per Tommaso Tessarolo, ex direttore di Current Tv, gli ascoltatori non sono fuggiti su altre piattaforme. Sono semplicemente cambiate le esigenze di informazione e i protagonisti dei salotti tv. «I personaggi dell’era Berlusconi erano tutti noti al pubblico, a differenza dei ministri del governo tecnico. – puntualizza – Prima si parlava di Arcore e di escort, oggi di crisi economica e problemi del paese reale. Temi che i talk non riescono ad affrontare in maniera competente». Secondo Tessarolo, infatti, «la gente, se non trova quel che vuole, spegne. Bisogna cambiare passo e creare programmi che facciano informazione di spessore. Il clima politico è cambiato all’improvviso, ma la tv non si è adeguata». Colpa dei format, ridondanti e svuotati. E che devono ancora voltare pagina dopo Berlusconi.

Fonte: il Fatto Quotidiano

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