Beauty Contest: le tv fanno pressing su Monti (2)

Nel corso del convegno “The Tv Universe 2012” di Business International di Roma, Luca Balestrieri, direttore del digitale terrestre Rai e presidente di Tivù, ha affermato che «i numeri del mercato tv tricolore impongono un’ulteriore riflessione. C’è uno scontro non solo ideologico tra televisioni nazionali e locali, ma a livello dimensionale, perchè le cifre in gioco sono troppo distanti tra loro. I multiplex nazionali infatti sviluppano affari per 5,6 miliardi di euro, contrapposti ai multiplex destinati a frequenze locali, che generano ricavi per 620 milioni di euro. Un dato rafforzato dalla presenza di un numero di 91 emittenti locali, che hanno una soglia di fatturato medio pari a 1,5 milioni di euro annui, circa il 75% del giro d’affari della «locale».

«Non si tratta di facilitare le nazionali rispetto alle locali, però è chiaro che non possono esistere circa 620 operatori sull’intero territorio, perché non ci sono i margini di guadagno e di efficienza per tutti i soggetti coinvolti», ha continuato Balestrieri. «È un dato di fatto, soprattutto, se questi dati vengono messi a confronto con la fotografi a di altri mercati europei o extra-europei». Balestrieri però non accenna al fatto che il mercato tv italiano è bloccato a livello nazionale da un indistruttibile duopolio Rai-Mediaset, sopravvissuto egregiamente al digitale, che domina ascolti e raccolta pubblicitaria, e l’unico sbocco per la concorrenza è proprio il comparto locale.

Ma in attesa di capire, nelle prossime settimane, se si arriverà a una rimodulazione del mercato delle frequenze con nuove regole o a un’asta finalmente competitiva (più interessante per lo Stato e gli operatori delle tlc piuttosto che per le tv), sta diventando sempre più pressante il quadro competitivo a livello internazionale, con l’Italia che si presenta come il Paese più lontano dalle regole concorrenziali imposte per i prossimi anni dall’Europa.

«C’è ancora tempo per non incorrere in una serie di sanzioni economiche, ma la linea temporale del 2015, imposta dalla convenzione di Ginevra, non è lontana anni luce», ha dichiarato ancora Sassano. «Per quella data, per esempio, il Nord Africa inizierà a utilizzare la banda 700 MHz per i propri operatori di telecomunicazioni. Proprio l’Italia è il fronte futuro della guerra delle frequenze. Malgrado le sollecitazioni degli stati confinanti o le forti pressioni dell’ITU, il nostro Paese non ha mai coordinato il piano Agcom con le realtà territorialmente vicine. Ci troviamo di fronte a sei anni persi e le assegnazioni sono ancora quelle di Ginevra 2006. Sarà strategico muoversi su un doppio livello: un piano provvisorio per gestire il periodo 2012-15 e uno a regime in linea con quanto deciso a livello internazionale a Ginevra. Non c’è altra soluzione e bisogna intervenire in tempi brevi, per evitare ripercussioni, ma soprattutto perdita di immagine a livello internazionale».

Fonti : corrierecomunicazioni.it | ItaliaOggi

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