Pubblicitari: no alla privatizzazione della Rai, gestione a Fondazione

La RAI non deve essere privatizzata, la sua gestione va affidata ad una Fondazione ad hoc. Per il presidente dell’Upa (l’associazione delle imprese che investono in pubblicità), Lorenzo Sassoli de Bianchi, è questo il modello ideale di governance per la tv di Stato.

Un modello, ha detto Sassoli de Bianchi presentando oggi a Milano una ricerca dell’Upa sulla Rai, che prevede «il conferimento a una Fondazione che diviene proprietaria dell’ente pubblico, con uno statuto che rifletta l’attuale contratto di servizio. Con un Consiglio di Indirizzo, Controllo e Garanzia, che definisca le strategie e ne controlli il rispetto, composto da persone nominate da soggetti istituzionali come i presidenti delle Camere, Corte costituzionale, Regioni, Comuni, associazioni di consumatori e di industriali. Un Consiglio di Amministrazione deputato alla gestione, composto da 5-7 membri, al cui interno venga nominato un Amministratore Delegato responsabile della operatività nel rispetto degli indirizzi generali ricevuti dal Consiglio di Indirizzo».

In pratica, secondo il presidente dell’Upa, la Rai «deve restare pubblica ma gestita con criteri di efficienza, perchè un servizio pubblico è una garanzia democratica ed è uno dei migliori veicoli per animare il pluralismo. Una rete generalista può essere senza pubblicità, per giustificare il canone, recuperandone la diffusa evasione, e deve tendere alla missione di servizio pubblico, modernizzandosi, ricercando la qualità e la sperimentazione. Serve però maggiore efficienza attraverso una governance che la allontani il più possibile dalla politica. Servono dei filtri che contengano le istanze della politica in ambiti definiti. Il canale senza pubblicità per noi sarebbe un sacrificio, ma sarebbe compensato da una migliore qualità della proposta generalista grazie a una rinnovata capacità di innovazione su quel canale».

Il presidente dell’Upa ha già chiesto un incontro al presidente del Consiglio, Mario Monti, per presentare le proprie “raccomandazioni”, ma non ha ancora ricevuto una risposta da Palazzo Chigi. «In questi giorni cruciali per il futuro del Paese – ha aggiunto Sassoli – abbiamo ascoltato tante voci sull’argomento. Pensiamo che sia nostra responsabilità, visto che investiamo nella Rai un miliardo di euro l’anno, dare anche il nostro contributo completo e preciso perché la modernizzazione del Paese passa anche da qui». Per l’Upa fondamentale per la riforma di viale Mazzini è la lotta all’evasione del canone, stimato in 600 milioni di euro l’anno, anche attraverso strumenti come l’inserimento nella bolletta elettrica o l’incorcio con gli elenchi degli abbonati a Sky.

Fonti: Asca | TMNews

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