Rai: Monti annuncia le riforme, scoppia la rivolta del Pdl

«La Rai non è stata una priorità fino ad ora, ma adesso lo diventerà. Sicuramente è un problema che non eluderemo. Dobbiamo tenere presente le competenze del governo e del Parlamento. Ma interverremo. Ho già visto il presidente della Rai Garimberti e lo rivedrò». Così ha detto venerdì scorso il presidente-commissario del Consiglio Mario Monti in occasione dell’intervista online di Repubblica.it.

Un argomento di scottante attualità quello della riforma dell’azienda della tv pubblica, che è piombata ancora una volta nel caos con le recenti nomine partitiche dei direttori dei telegiornali concluse dal dg Lorenza Lei a favore di Lega e Pdl, e le conseguenti dimissioni dal Cda del consigliere Nino Rizzo Nervo. Una Rai come sempre contraddistinta dal precario equilibrio organizzativo e lottizzata dalle forze politiche grazie alla famigerata Legge Gasparri che continua a fare danni in tutto il settore televisivo (vedi capitolo sanzioni UE sulla concorrenza).

E proprio l’autore dell’infausta legge berlusconiana inveisce contro i possibili, ma difficili, cambiamenti della tv pubblica, affermando che il governo non si deve occupare della Rai. Secondo Gasparri tutte le idee e i progetti su Viale Mazzini sono «fantasia o velleità che verrebbero stroncate in un decimo di secondo». «Sulla Rai – dice – Monti sa bene quali siano i limitatissimi ruoli del governo, e il fondamentale ruolo del Parlamento». Per l’ex ministro Paolo Romani, fido servitore di B. e autore del Beauty Contest, «un ragionamento sulla governance Rai può essere fatto solo nei termini e nelle sedi opportune, senza furie riformatrici che nulla hanno a che fare con la corretta vigilanza che il Parlamento deve svolgere sull’equilibrio e l’indipendenza del servizio pubblico». Mah…

Non si fa attendere la risposta del Pd: «Gasparri fa fatica ad abituarsi all’idea dell’indipendenza della Rai», dice Matteo Orfini. Secondo il responsabile cultura del Pd, «evidentemente per lui e per i suoi compagni di partito è accettabile solo un’azienda occupata militarmente dalla destra». Invece, spiega Orfini, «il governo è azionista della Rai e ha il diritto e il dovere di liberarla dai partiti e di garantirne il funzionamento». Allora, conclude il dirigente democratico «Gasparri ci risparmi dichiarazioni ipocrite e ridicole minacce al governo. Dopo anni passati a lottizzare e a condizionare le scelte dell’azienda per interessi di partito non ha i titoli per difendere l’autonomia del servizio pubblico».

Ma al di là delle imbarazzanti e futili discussioni tra politicanti, il punto focale della questione è scegliere, ora che forse se ne ha l’opportunità, quale ruolo dovrà avere la più grande tv pubblica d’Europa. Carlo Tecce sul Fatto Quotidiano di oggi cerca di spiegare al prof. Monti il significato (ormai dimenticato) di Servizio Pubblico con un esempio. Venerdì il Tg3 Linea Notte, che solitamente riassume i fatti dell’intera giornata, ha fatto un dettagliato resoconto delle cronache dei disastri del maltempo e del gelo che imperversano in tutta Italia. In solo mezz’ora è riuscita a dare le ultime notizie da Bolzano sino a Palermo grazie ai collegamenti con le sedi regionali. Una risorsa d’informazione unica e preziosa che purtroppo pochi giorni fa è stata oggetto di baratto per le nomine politiche in Cda di Maccari al Tg1 per il partito di Berlusconi e di Casarin ai Tgr per la Lega Nord. Lo stesso partito del Carroccio che in questi giorni ha lanciato l’ennesima e noiosa campagna contro il canone Rai su giornali, tv e con petizioni europee (in pieno stile da campagna elettorale).

Nonostante le forti pressioni e gli interessi dominanti del Cavaliere, Monti potrà decidere, a suo rischio e pericolo, se trasformare la Rai in un servizio pubblico puro sorretto dal canone, oppure in una tv commerciale (pubblica o privata) che vive di raccolta pubbblicitaria. In ogni caso il governo potrebbe finalmente epurare la governance dai partiti politici. Ma una Rai privatizzata o semi-pubblica, e in piena competizione di mercato, si chiede Tecce, potrà darà ancora spazio all’informazione dei Tg Regionali?

Fonti: La Repubblica | il Fatto Quotidiano

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