Rai: la Lega e l’inutile petizione europea contro il canone

La Lega Nord, dopo i goffi tentativi di censurare Internet con l’emendamento Fava a una legge comunitaria, continua la propria campagna elettorale sfruttando ancora gli strumenti dell’Unione Europea questa volta per chiedere l’abolizione del canone Rai. L’europarlamentare della Lega Nord, Mara Bizzotto, insieme al CLIRT, Comitato per la Libera Informazione Radio Televisiva, hanno trovato un nuovo modo, totalmente inutile, ma di buona risonanza mediatica, per lanciare l’ennesima campagna per l’abrogazione dell’abbonamento alla tv pubblica.

Per cancellare la tassa, l’eurodeputata leghista e il CLIRT hanno deciso di adoperare uno strumento, espressamente previsto e regolamentato dalla legislazione comunitaria, che prende il nome di Petizione Europea. Una richiesta o denucia da presentare al Parlamento europeo che viene vagliata da una specifica Commissione per le petizioni UE che, sulla base di motivazioni tecnico-giuridiche, decide l’ammissibilità del testo presentato facendo scattare l’iter che porta al pronunciamento del Parlamento in seduta Plenaria e alla formulazione di una decisione da parte della Commissione Europea, finalizzata all’indagine del problema sollevato.

Insomma, spiega l’on. Bizzotto, «non una semplice raccolta firme, bensì una petizione popolare articolata e tecnicamente studiata in ogni sua parte, che permetterà di portare la richiesta dell’abolizione del Canone Rai direttamente a Bruxelles, dal momento che questa anno la questione non può essere risolta in ambito nazionale. La Rai non è e non fa servizio pubblico: questa la tesi ampiamente dimostrata nella petizione – dichiara l’eurodeputata – Innanzitutto non garantisce la più ampia diffusione del proprio segnale sul territorio nazionale. In molte città del Veneto, così come del Piemonte, della Toscana e di altre Regioni, con il passaggio dal segnale analogico al digitale, migliaia di cittadini, pur pagando il canone, non ricevono i canali Rai, tant’è che l’Antitrust ha aperto un procedimento per pratiche commerciali scorrette». L’azienda di Viale Mazzini dall’inizio degli Switch-off ha investito più di 400 milioni di euro per un difficile e lungo passaggio alla tv digitale terrestre che, a causa dei soliti interessi, sta evidenziando tutte le carenze organizzative da parte degli enti statali e che continua a generare innumerevoli disservizi.

«La Rai non garantisce nemmeno la libertà di pluralismo ed imparzialità in quanto soggiace al controllo politico parlamentare e governativo che non le permette di assicurare un’informazione indipendente – aggiunge l’On. Bizzotto – Inoltre, beneficiando di una posizione privilegiata in ragione del Canone quale aiuto di Stato, che costituisce ad oggi oltre il 50% degli introiti annuali, la Rai ha intrapreso attività che hanno alterato le condizioni degli scambi e della concorrenza nel mercato radio televisivo interno».

Chi lo spiega alla signora Bizzotto che chi si affanna da anni a negare il pluralismo d’informazione in televisione e in Rai è proprio il suo partito della Lega Nord? Chi illustra alla signora in verde che tra i vertici del Carroccio si trama e si contratta per aggiudicarsi le numorse e irritanti nomine lottizzate di direttori di reti e di telegiornali, e le vomitevoli produzioni di fiction televisive della propaganda del partito del sole delle alpi? La Rai è di proprietà dello Stato, per la precisione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ed è una delle più grandi aziende televisive pubbliche d’Europa. Le analisi della Commissione Europea hanno sempre approvato il finanziamento della tv pubblica, che teoricamente dovrebbe usare il denaro versato dallo Stato per finanziare i soli programmi di pubblica utilità, mentre con le entrate della pubblicità può concorrere sul mercato. Una posizione di certo ambigua, che è stata sfruttata ad arte dai poteri politici, in palese conflitto di interessi, per mantenere saldo il duopolio Rai-Mediaset del mercato tv.

La geniale petizione europea sul canone della Lega rischia però di essere bollata dalla Commissione UE come irricevibile, dato che la questione canone Rai rientra esclusivamente della sfera di responsabilità dello Stato italiano, non riguarda prettamente i diritti fondamentali dei cittadini europei, non può essere considerata un’azione a favore dei consumatori, dato che il canone è semplicemente un’imposta sul possesso del televisore slegato dal servizio pubblico tv. Il Parlamento europeo inoltre non ha autorità giudiziaria e non può opporsi alle decisioni adottate dai tribunali degli Stati Membri, in particolare sulle opinioni della Corte di Cassazione e del Consiglio di Stato sulla questione della natura della tassa del canone.

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