Frequenze Tv, si accende la guerra dei rimborsi alle Tv locali

Il governo Monti ha compiuto un primo timido passo per cambiare le regole del mercato della tv. Ha sospeso (ma non annullato) il concorso di bellezza del digitale terrestre, che si apprestava a regalare le frequenze a Rai e Mediaset, ma non ha ancora lavorato per determinare un’equa (per usare un termine alla moda) regolamentazione antitrust, e soprattutto per eliminare le leggi discriminatorie, create dal vecchio esecutivo Berlusconi, che stanno chiaramente affossando il comparto delle emittenti locali.

Un’infilata di disposizioni, dove era inserito anche il Beauty Contest, che mirano a tutelare Mediaset e a mantenere lo status quo del duopolio della televisione italiana. E mettono quotidianamente in crisi il comparto locale in tutte le regioni: difficoltà economiche per il taglio dei fondi all’editoria e per il passaggio al digitale terrestre, licenziamenti e, sovente, qualche tv regionale è costretta a chiudere i battenti.

Secondo Carlo Tecce, oggi sul Fatto Quotidiano, il piano pro-Biscione ha funzionato perfettamente: la Rai è appassita (pur rimanendo il concorrente numero uno), La7 è in rimonta, Sky è rimasto sul satellite. Per il settore regionale della tv, che conta più di 600 emittenti (che pian piano diminuiscono), l’ex-governo ha pensato bene di sottrarre alle sole stazioni locali, con un vero e proprio esproprio di Stato, le 9 frequenze tv che l’Europa ha deciso di distinare all’uso della banda larga mobile, poi vendute nella famosa asta LTE per 3,9 miliardi di incassi. Frequenze che nella maggior parte delle regioni sono ancora sfruttate dalle emittenti regionali, che dovranno cederle forzatamente, volenti o nolenti, sotto la minaccia di un esproprio coatto da parte della polizia. E le stesse tv locali, secondo le disposizioni della Legge Stabilità 2011 e il decreto Omnibus, saranno spogliate del diritto di difendersi presso un Tribunale Amministrativo, dove al massimo potranno ottenere in caso di vittoria un risarcimento pecuniario del danno subito.

L’esproprio dei canali 61-69 UHF è studiato talmente bene, scrive Tecce, che le televisioni nazionali ne escono indenni. Il governo Berlusconi ha pensato di risarcire le tv locali versando il 10% dei ricavi della vendita delle stesse frequenze alle compagnie telefoniche: dunque, più o meno 400 milioni di euro. Ma i soliti ripensamenti dell’ex-ministro Romani, la crisi e i sacrifici richiesti al paese dal governo Monti hanno assottigliato gli indennizzi prima a 240 miloni, poi a 175 mln circa. Le associazioni delle tv locali FRT e Aeranti-Corallo però denunciano che i rimborsi statali verranno distribuiti indistintamente in parti uguali a tutte le emittenti. Nella bozza del regolamento l’unico criterio introdotto per individuare il valore di una frequenza (e quindi il relativo rimborso per l’emittente che su quello spazio trasmette) è su base regionale: se in Trentino Alto Adige un canale viene valutato 559mila euro, in Emilia Romagna si sale a 2milioni e 300mila. Testa di serie è la Lombardia, la più popolosa regione d’Italia, dove l’indennizzo sale a 5 milioni e 400mila euro.

«E’ un truffa – ha denunciato Sandro Parenzo, patron di Telelombardia e promotore di Servizio Pubblico di Michele Santoro – La tv del parroco che trasmette per 70 persone una messa e lo stesso film tutti i giorni, riceverà lo stesso indennizzo di Telelombardia che produce informazione in diretta per tutta la giornata in tutto il nord Italia. Non contano né i telespettatori né il costo del personale e neppure la storia aziendale». Il governo quindi pagherà la stessa cifra a Telelombardia con 135 dipendenti e a Telesolregina che conta un organico di tre persone e così per il Piemonte (penalizzata Telecupole) e Veneto. «Noi abbiamo investito 39 milioni di euro per potenziare il nostro prodotto e ora subiremo danni irreversibili», tuona Parenzo che ha anche acquistato una pagina del Corriere della Sera di oggi per protestare con il ministro Passera.

Antonio Sassano, docente universitario e consulente di Paolo Gentiloni (Pd) quando era ministro delle Comunicazioni, propone una soluzione: «E’ un meccanismo punitivo per le emittenti migliori, quelle che vogliono fare veramente tv. In Toscana o in Liguria – spiega il professore – per assegnare le 18 frequenze disponili per le locali si è fatta una gara (più che altro il Corecom ha stilato una graduatoria molto contestata – ndr) dove le emittenti migliori si sono prese gli spazi più competitivi. Si dovrebbe procedere quindi con un’asta al ribasso, in modo da liberare almeno nove slot per poi procedere a una competizione nella quale le realtà più serie si possano aggiudicare gli spazi migliori». Così facendo, secondo il professore, lo Stato risparmierebbe diverse decine di milioni di euro e introdurrebbe il criterio del merito per riassegnare una porzione di etere alternativa a quella venduta alle telco.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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