Rai: in vendita le torri RaiWay, i sindacati protestano

«La vendita delle torri di RaiWay, asset strategico dell’azienda della tv pubblica, è parte del vecchio Piano industriale 2010/2012 dell’ex dg Mauro Masi che credevamo ormai superato», denunciano Slc Cgil, Fistel Cisl e Uil. «Con il ridimensionamento delle squadre Riprese Esterne e il ricorso ad appalti, e la rinuncia al mercato estero, attraverso la chiusura di Rai Med, di Rai Corporation (ci sono già 39 lettere di pre-licenziamento), e delle produzioni Rai Internetional, il Piano di risanamento di Lorenza Lei, che ripercorre i punti principali del Piano Masi, produce solo una riduzione delle entrate commerciali e di quelle pubblicitarie», sottolineano i sindacati che chiedono un intervento urgente con la Commissione di vigilanza Rai.

Ma lo scorporo delle reti di trasmissione tv della Rai, per quanto riporta Il Sole 24 Ore, è già sul tavolo del governo Monti. Sul dossier RaiWay, in effetti, sarebbero tornate a lavorare diverse banche d’affari in queste ultime settimane anche alla luce delle evoluzioni politiche: al punto che, secondo indiscrezioni, ci sarebbero stati contatti preliminari con i vertici di viale Mazzini guidati dal dg Lorenza Lei, in modo da definire un mandato.

Resta da capire quanto imminente possa essere un’operazione. Il progetto di scorporo è ormai allo studio da diversi anni, tanto che nel piano industriale di viale Mazzini la valorizzazione dell’asset è stata indicata tra le opzioni a disposizione: anche se, per ora, si era parlato della sola cessione delle strutture passive, cioè terreni e tralicci di proprietà. Il piano, che circola in ambienti finanziari, prevederebbe lo scorporo della rete (il secondo parco di torri di trasmissioni braodcasting in Italia dopo la fusione tra DMT e la Elettronica Industriale di Mediaset con circa 1000 siti più altri 1400 in affitto) e la successiva cessione del controllo a un soggetto esterno: probabilmente a un fondo infrastrutturale, tanto che uno dei nomi più gettonati, anche in passato, è stato quello della F2i. Proprio il veicolo d’investimento di Vito Gamberale sarebbe tra i soggetti interessati, in caso di scorporo della torri di trasmissione. Tra i nomi che sono già circolati nei mesi scorsi c’è stato anche quello di Terna, che già possiede la rete elettrica di Enel.

Di sicuro, il panorama delle infrastrutture televisive è in grande evoluzione. Anche se gli sviluppi del mercato rischiano di creare una pericolosa concentrazione con la fusione DMT- Mediaset. RaiWay ha appena finito di investire 450 milioni sul digitale. E la stessa casa madre, la Rai, ha visto il proprio indebitamento finanziario, in crescita dai circa 200 milioni del 2010 agli oltre 320 di fine 2011, proprio a causa soprattutto degli investimenti imposti dal digitale terrestre.

Il dossier di scorporo e di vendita di RaiWay torna periodicamente d’attualità. Nel 2007 in ambienti politici era circolato un progetto che prevedeva la fusione di RaiWay, Elettronica Industriale e degli asset di Telecom Italia Media. Il piano era allo studio, a quel tempo, del direttore generale Claudio Cappon. E a comprare RaiWay aveva provato, senza successo, anche la DMT di Alessandro Falciai. Nel 2005 era inoltre stata ipotizzata una fusione fra la stessa RaiWay e la Telespazio di Finmeccanica. Ma bisogna risalire addirittura al 2001 per trovare l’unica vera proposta concreta per l’operatore infrastrutturale di casa Rai: a fare un’offerta erano infatti stati gli americani di Crown Castle. Il deal valutava, a quel tempo, l’operatore di torri di viale Mazzini 905 milioni di euro: proposta record che il presidente di allora, Roberto Zaccaria, aveva definito un’occasione unica. Ma un intervento in zona Cesarini dell’ex ministro Maurizio Gasparri aveva stoppato l’operazione. Sono cambiati i tempi e le valutazioni sono ragionevolmente molto diverse. Resta da capire se, questa volta, il dossier riuscirà a concretizzarsi.

Fonti: Il Manifesto | Il Sole 24 Ore

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