Beauty Contest, Mediaset medita il ritiro dalla gara per le frequenze

90 giorni per pensare a una soluzione per il concorso di bellezza. Tre mesi per approntare le oppurtune modifiche al Beauty Contest, la gara non competititva, ora congelata dal Ministero dello sviluppo, che vorrebbe regalare 6 frequenze tv agli incumbent della tv italiana, sulla quale, tra l’altro, incombono un numero consistente di ricorsi.

Ma mentre Udc, PD e Idv chiedono al ministro Passera di indire un’asta onerosa per mettere in vendita le preziose frequenze televisive (che potrebbero essere destinate anche per la telefonia e la banda larga mobile), dalle pagine del quotidiano Il Giornale giunge l’indiscrezione che Berlusconi, a dir poco contrariato sulle decisioni dell’esecutivo Monti, stia meditando il ritiro di Mediaset dalla gara. Secondo l’azienda di Cologno Monzese e alcuni esperti infatti un’ipotetica asta per i mux digitali (valutati da Mediobanca un miliardo di euro) potrebbe andare deserta, dato che gli operatori tv integrati del mercato italiano (come Rai, TI Media e la stessa Mediaset) non investirebbero un euro su ulteriori risorse frequenziali dello spettro.

La revisione della gara o la creazione di un’asta vera e propria (che rimane un’ipotesi remota) dovrà passare comunque il vaglio dell’Autorità di garanzia per le comunicazioni, e soprattutto dovrà avere l’approvazione della Commissione europea, per concretizzare finalmente la chiusura della procedura di infrazione aperta dall’UE nel 2006 sull’evidente mancanza di concorrenza e pluralismo del mercato televisivo italiano, dominato dal duopolio Rai-Mediaset.

Il Biscione, che aveva già in tasca una sesta frequenza tv del dividendo digitale italiano (che significa sei canali in più da aggiungere ai quasi 40 canali che già trasmette), ispira indirettamente e non le ire del Pdl. Romani, l’ex ministro autore del concorso, dice: «Non sono d’accordo sul congelamento del beauty contest. C’è una fondamentale differenza tra le frequenze tv e quelle telefoniche. Le telco spendono molto per comprare le frequenze ma nulla per i contenuti, mentre le tv dovranno sborsare altre centinaia di milioni». Romani comunque assicura: «Al momento non faremo battaglia che metta a rischio il nostro appoggio al governo Monti e dunque la sua sopravvivvenza». Una guerra a colpi di ricorsi contro il blocco del concorso di bellezza del digitale terrestre già annuciata invece da Mediaset, che si dice pronta a valutare le azioni necessarie per tutelare degli interessi dei suoi azionisti.

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