Il Beauty Contest è vivo e vegeto. Frequenze tv, né regalo ma neanche vendita

Domani sarà il giorno della verità. Il ministro Passera presenterà al Consiglio dei Ministri le eventuali modifiche che subirà il famigerato Beauty Contest, la gara che assegna gratuitamente a Mediaset, alla Rai e ad altri operatori tv le 6 frequenze televisive. In occasione del Question Time di ieri, a fronte delle richieste del Pd, il ministro è stato ancora una volta elusivo. Ma ha garanito ci saranno cambiamenti. Quali siano però non è dato sapere.

Si apprende che gli studi sulla revisione del concorso di bellezza stanno per terminare. Ma il ministro deve ancora  prenderle una decisione che potrebbe mettere a rischio il suo stesso governo. Fonti del Ministero precisano: «Non è detto che il beauty contest sia sospeso, è solo una delle ipotesi. In queste settimane abbiamo raccolto numerosi pareri valutando la procedura d’infrazione europea che resta aperta, non sappiamo che tipo di provvedimenti saranno presi né i tempi previsti».

E in effetti, nonostante gli ostentati festeggiamenti di ieri del centrosinistra sulla dipartita del beauty contest, alcune fonti indicano che il Ministero sta preparando una soluzione mediata, una via di mezzo insomma, che non dovrebbe scontentare troppo sua emittenza Berlusconi e che soprattutto consenta la chiusura della procedura di infrazione UE originata dalla Legge Gasparri del 2004. L’avvocato D’Amato, uno dei tre giudici della commissione ministeriale, conferma al Fatto Quotidiano che il meccanismo ideato dall’ex ministro Paolo Romani è ancora vivo e vegeto, funziona perfettamente: «Noi stiamo svolgendo il compito per cui siamo stati nominati. E stiamo per ricevere il parere dell’advisor (la Fondazione Bordoni), l’ultimo passo prima di trasmettere i nostri giudizi al Ministero».

Dalle pagine di MF – Milano Finanza spunta l’ipotesi della “terra di mezzo”, dove le frequenze non verrano regalate ma neanche messe in vendita (secondo Mediobanca potrebbero fruttare allo Stato un miliardo di euro). Scartando la possibilità di fare una legge che azzeri il concorso, per evitare le ire del Pdl e quelle della Commissione europea, il Ministero potrebbe scegliere, dopo una pausa di riflessione, di mandare avanti il carrozzone della gara non competitiva, facendo stilare la graduatoria dalla Commissione ministeriale (che andrà a giudicare Rai, Mediaset, TI Media) con l’appoggio dell’advisor senza annullare l’esito del beauty contest. Sarà poi un tavolo composto da tutti gli operatori, dagli esperti del Ministero e dagli stessi soggetti in campo a determinare come assegnare le frequenze.

Sul concorso di bellezza del digitale terrestre, interviene ora anche Paolo Romani del Pdl, uno degli uomini più fedeli a B., colui che ha creato la non-gara per le frequenze. Romani, dal Corriere della Sera, afferma che il suo beauty contest non è da buttare via. E descrivendo uno scenario apocalittico di recessione dell’intero settore televisivo, dichiara timoroso: «Non vorrei che questo stop alla fine determinasse un blocco di pesanti investimenti finalizzati a creare contenuti di qualità». L’ex-ministro perciò tira fuori la testa, e si pone dunque in posizione di attesa tattica: «Ho sentito il ministro Passera alla Camera. Ora mi aspetto un provvedimento amministrativo, non legislativo, che congeli temporaneamente la procedura del beauty contest». Ma difende il suo operato: «Ora mi aspetto questo congelamento ma, in prospettiva, senza la necessità di stravolgere le caratteristiche principali della procedura del beauty contest. La cui definizione mi è costata una grande fatica e va ricordato che l’abbiamo fatto d’intesa con l’Agcom e la Commissione europea. L’autorità di controllo ha anche definito i criteri della gara…». Un’immane (e vano) sforzo da parte dell’ex ministro che ha provato in tutti modi a buttare fuori dal concorso di bellezza Sky, concorrente diretto di Mediaset, che in seguito ha beffato clamorosamente tutti ritirandosi dalla non-gara.

Fonti: Fatto Quotidiano | MF – Milano Finanza | Il Corriere della Sera

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