Mercato Tv. ITMedia Consulting: cresce l’offerta pay, calano gli spot (2)

L’anno della Tv Over The Top

Nel panorama generale, il Rapporto di ITMedia Consulting, segnale che la pay-tv continua il suo percorso di crescita, e, ancora una volta, si dimostra il driver dell’industria. Il +9,6% rappresenta la migliore performance degli ultimi tre anni, e dimostra come le famiglie non siano intenzionate a rinunciare ai contenuti di valore e considerino la Tv un mezzo fondamentale per l’intrattenimento domestico anche in tempi di crisi. Il 2010 è stato senza dubbio l’anno dell’Over the Top Tv. Alcuni operatori hanno guadagnato un vantaggio competitivo sui concorrenti offrendo servizi OTT attraverso i propri set-top box che, già da alcuni anni, sono dotati di porte Ethernet. Gli operatori di pay-tv stanno accrescendo la propria gamma di servizi aggiungendovi la propria strategia OTT tramite la distribuzione di contenuti online, servizi di Catch Up Tv e supporti per dispositivi portatili. Permettere l’accesso ai contenuti via Internet può anche aiutare gli operatori multi-play a ridurre il churn creando un legame tra broadband e televisione e incoraggiando i clienti ad abbonarsi a pacchetti in bundle.

Pur partendo da situazioni non omogenee rispetto al resto d’Europa, l’Italia procede, a livello nazionale, secondo trend analoghi. Nel 2010 il digitale ha raggiunto una penetrazione del 90% delle abitazioni, ovvero 22,6 milioni di famiglie. La penetrazione negli ultimi anni è aumentata sensibilmente per effetto della transizione al digitale, che si completerà a metà 2012, sei mesi prima rispetto alla data fissata precedentemente. La coesistenza di tre piattaforme digitali – il satellite, il terrestre e la broadband Tv – e la spinta delle nuove tecnologie derivanti dalla convergenza tra Internet e Tv rendono il mercato televisivo italiano piuttosto dinamico. L’Over the Top Tv (OTT), termine che indica servizi video web-based aperti forniti tramite Tv grazie ad una connessione a banda larga, inizia a prendere piede tra gli operatori come modalità alternativa di distribuzione di contenuti. A questa si aggiungono i dispositivi di connected Tv, tramite i quali i contenuti a banda larga sono offerti direttamente dai fornitori di apparati Tv (Samsung, Sony, ecc..), attraverso applicativi denominati widget.

La concorrenza fra piattaforme

Il digitale terrestre è la piattaforma più diffusa, ed è presente, nel 2010, nel 63% delle abitazioni. Il satellite, seconda piattaforma, crescendo a un ritmo più lento, si ferma al 24% nel 2010. Rispetto al passato, la piattaforma satellitare si caratterizza per l’aumento dell’offerta in chiaro: Sky non è più l’unico operatore, ma una parte di abitazioni, anche se in diminuzione, ha un accesso DTH free. Inoltre, la piattaforma gratuita Tivù Sat, nata con lo scopo di raggiungere le aree non coperte dal digitale terrestre, conquista la propria fetta di mercato: poco meno di 2 milioni di abitazioni a fine 2013. Tuttavia, le più attraenti offerte di televisione a pagamento permetteranno a Sky di continuare ad avere il predominio sulla diffusione satellitare.

A fine 2010 il mercato televisivo italiano valeva 8,8 miliardi di euro, in crescita del +6% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, contrariamente alla tendenza europea, la pubblicità rimane la fonte di sostentamento primaria della televisione italiana, rappresentandone, nel 2010, il 47% del totale ricavi, a fronte di un 36% del totale Europa. La pay-tv assume un’importanza crescente, nel panorama televisivo italiano, ma si ferma al 34% del totale ricavi, valore più basso rispetto al totale Europa (43%). La pubblicità vale, nel 2010, poco più di 4 miliardi di euro, mentre la pay-tv raggiunge quota 3 miliardi. In generale si assiste ad una progressiva migrazione degli ascolti dalla piattaforma tradizionale analogica al multichannel, la cui offerta si arricchisce di nuovi canali e nuovi contenuti. Di conseguenza anche i ricavi pubblicitari diminuiscono nella televisione analogica e si trasferiscono nelle offerte tematiche multicanale. D’altra parte, anche se in crescita, l’impatto della pubblicità nella sola programmazione digitale è piuttosto limitato.

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