Rai: il rimborso del canone non è illegale

In seguito al temuto arrivo della tv digitale terrestre nel nostro paese, molti, forse troppi cittadini abbonati Rai, dalla Valle d’Aosta sino alla Campania, anche a mesi di distanza dal fatidico Switch-off, cioè lo spegnimento dei vecchi canali analogici e l’attivazione di quelli digitali, continuano a subire disagi o a non vedere proprio la televisione, soprattutto quella pubblica. E molti di questi per protesta si rifiutano categoricamente di pagare la tassa sul possesso del televisore, cioè il famigerato canone Rai, salito nel 2012 a 112 euro.

Dalla Liguria ai comuni montani piemontesi, dal Veneto orientale alle zone oscurate dell’Emilia-Romagna, dai centri della Lombardia fino alle aree senza tv digitale della Campania e del Lazio, si alzano ormai da troppo tempo le vibranti proteste dei telespettatori, esasperati dalla precaria condizione dei segnali della tv pubblica, che mette in difficoltà in particolare il consistente pubblico di cittadini anziani. Le associazioni a tutela dei consumatori, i comitati di cittadini e i sindaci dei comuni oscurati hanno più volte richiesto agli enti competenti, ad esempio al Ministero dello sviluppo, l’esenzione dal canone per il periodo prolungato di disservizio o almeno un rimborso, senza ottenere grandi risultati.

Il sindaco di Torre del Mosto, piccolo comune privo del servizio pubblico televisivo in provincia di Venezia, ha invitato pubblicamente i cittadini del Veneto Orientale a chiedere l’esenzione dal pagamento del canone qualora vi siano problemi di ricezione dei canali. Ma molti telespettatori che hanno provato a non pagare l’imposta si sono visti recapitare direttamente a casa i solleciti di Equitalia e le minacce di fermo amministrativo del proprio automezzo. I comitati di abbonati nati spontaneamente a Portogruaro e San Donà, sempre nel Veneto Orientale, area che subisce il disservizio tv da più di un anno, hanno raccolto questionari e proteste poi spedite alla Rai. Con l’aiuto degli avvocati dell’Adusbef, il primo cittadino del comune Veneto, che è anche presidente della Conferenza dei sindaci dell’area, ha trovato lo stratagemma che forse potrebbe ottenere l’agognata esenzione dal canone: inviare una raccomandata che informi la Rai sui problemi seri di ricezione dei segnali, chiedendo all’ente un intervento a breve, e informando la tv pubblica di essere pronti a non pagare più l’abbonamento.

Nel comune comune di Castelvisconti, al confine tra Cremona e Brescia, la vecchia giunta comunale (a maggiornanza leghista) ha dimostrato che il rimborso dell’abbonamento Rai non è illegale. Nel lontano 2008 infatti l’ex-sindaco Giacomo Ori e la sua giunta hanno approvato una delibera che stabiliva il rimborso totale del canone Rai per chi denunciasse una redditto inferiore ai 22 mila euro l’anno e parziale per gli altri cittadini. A seguito della bizzarra legge del comune del cremonese, la Procura regionale della Corti dei Conti condannò l’ex-sindaco, gli assessori e il segretario comunale a restituire 6.700 euro elargiti dalle casse del Municipio, anche per evitare che si attuasse un rischioso precedente legislativo sui tributi statali (Irpef, Iva, ecc.). Oggi, per la precisione il 2 gennaio, la stessa Corti dei Conti lombarda ha assolto l’ex-giunta leghista, che ora siede all’opposizione del comune. «Non abbiamo fatto nessun danno allo Stato. – afferma Ori – Anzi. Semmai abbiamo evitato che molti nostri cittadini smettessero di pagare il canone Rai».

Fonti: Corriere della Sera (Milano) – La Nuova Venezia

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